Il Tirreno

È cinese il parrucchiere low cost

Il negozio di parrucchieri Mofa in viale Roma
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Il negozio di parrucchieri Mofa in viale Roma

Prezzi stracciati, le associazioni insorgono: ci sono delle tariffe minime

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MASSA. Ha aperto in pieno centro, all'inizio di viale Roma, nel centro di Massa. Senza pubblicità perchè, a quanto pare, non ne aveva biosgno. Per il parrucchiere cinese «Mofa» con i prezzi concorrenziali esposti in vetrina, è stato subito un successo. Perchè in tempi di crisi si risparmia anche sul parrucchiere. E la concorrenza cinese non riguarda più marmo e dintorni (gli imprenditori carraresi hanno ripetuto più volte che la manodopera a costo zero è il vero nemico della filiera apuana), ma anche il settore dell'estetica I prezzi del parrucchiere cinese. Per una piega, con shampoo e maschera, ci vogliono 9 euro, da Mofa.  Si scende a 7 euro se si chiede soltanto il balsamo. Nell'Osservatorio sui prezzi applicati nei saloni a livello provinciale - e cioè nei comuni di Carrara, Massa, Montignoso e Fosdinovo - il minimo (la tariffa di riferimento sotto la cui soglia non si dovrebbe scendere) è 13 euro.  Per il colore, nel salone cinese si spendono, compresa la piega, 23 euro. Nell'Osservatorio provinciale, solo per il colore (senza piega) la tariffa minima di riferimento è di 22 euro. Aggiungendo piega e shampoo si sale a 35 euro.  Passando alla permanente il prezzo, alla cinese, piega comrpesa è di 29 euro. Nelle tariffe minime di riferimento a livello provinciale per la permanente, soltanto, il prezzo è di 25 euro. A cui vanno aggiunti i 13 euro di piega e shampoo: in tutto 38 euro  La replica delle associazioni di categoria. Le associazioni di categoria replicano all'«invasione cinese» con le carte della professionalità e della qualità dei prodotti.  Ma sia Cna che Confartigianato una cosa la mettono bene in chiaro: «Noi vigileremo affinchè vengano rispettate le regole del settore, su questo i nostri parrucchieri possono stare tranquilli».   Confartigianato: se sono rispettano le regole hanno diritto a stare sul mercato. «Sapevamo da tempo che avrebbe aperto a Massa il parrucchiere cinese, e la categoria si era anche subito allarmata - spiega Attilio Papini di Confartigianato - Abbiamo vissuto, in pratica, la stessa situazione che si era creata con le lavanderie all'interno dei supermercati: la concorrenza a prezzi al ribasso sembrava destinata a far scomparire i negozi tradizionali, ma non è stato così».  «Capisco che, in momenti di crisi come questo è particolarmente difficile farlo capire alla nostra categoria, ma la vera differenza anche nel settore dell'acconciatura, anzi sopratutto qui, la fanno la qualità dei prodotti, che peraltro diventano importantissimi visto vanno a contatto con la pelle. E poi la manodopera».  E per quello che riguarda l'attività dei cinesi, e i prezzi bassi, Papini commenta. «Se sono imprenditori che rispettano le regole hanno tutti i diritti di stare sul mercato. Noi vigileremo su questo. Ci risulta che alcuni controlli sono già stati effettuati e sono state rilevate alcune infrazioni: staremo a vedere».   Cna: sui prezzi c'è un Osservatorio consegnato alla Camera di Commercio. Il «prezzario» sulle varie prestazioni offerte dai parrucchieri non esiste più da tempo. È stato abolito da qualche anno dall'Autorità garante della concorrenza per evitare che si possano creare, anche in questo settore, dei veri e propri «cartelli».  Oggi, quindi, alla Camera di Commercio viene consegnato soltanto un Osservatorio con le «tariffe minime di riferimento» del settore. E a queste, spiegano a Cna, bisognerebbe attenersi. Anche perchè - precisano dall'associazione Cna e su questo punto fa eco anche Confartigianato - diventa difficile capire come sia possibile, considerate le spese vive, quelle per i dipendenti e i contributi, giocare così al ribasso sui prezzi.  «Noi non siamo contro nessuno - precisa Giacomo Cucurnia di Cna - Basta che anche i nuovi imprenditori, che possono arrivare da ogni parte, si attengano alle regole».   L'assessore al commercio di Massa: mai avuto segnalazioni in proposito. Il salone dei cinesi è aperto ormai da giorni. Ma, a quanto pare, nessuno sarebbe andato a lamentarsi in Comune o a segnalare qualcosa che non va. Almeno non direttamente all'assessore di riferimento, Luigi Della Pina.  «No - spiega l'assessore - io non ho avuto alcuna segnalazione in merito a questa nuova apertura. Ma è una cosa di cui si occupano gli uffici». A.V.

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di Redazione Massa