La manifestazione
Zuffa all'Apt, Lenzoni condannato
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Marco Lenzoni e a destra militanti dellultra-sinistra in tribunale L'esponente dell'Asp sferrò un calcio a un avversario della destra negli scontri scoppiati durante un dibattito elettorale a Marina
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MASSA. Venti giorni agli arresti domiciliari per un calcio nel sedere sferrato a un esponente della estrema destra. È la condanna emessa dal giudice di pace del Tribunale di Massa nei confronti di Marco Lenzoni, rappresentante della Asp (Associazione solidarietà proletaria) e dei Carc di Massa. I fatti risalgono al 9 aprile 2008, si era in piena campagna elttorale e all'Apt di Marina venne organizzato un confronto tra i candidati sindaco. Nella sala gremita si fronteggiavano esponenti dell'ultra destra e della sinistra radicale che prima si insultarono a dovere e poi passarono alle mani. Francesco Ceccarelli, esponente dei Carc, si azzuffò con il marito di una militante di destra, Salvatore Cipullo. E fu colpito al volto da un pugno. Lenzoni intervenne a difesa del compagno e a sua volta colpì l'avversario con un violento calcio. Lo scontro venne ripreso da una televisione locale; le immagini sono servite come prova. Quella serata piuttosto agitata ha avuto un articolato strascico giudiziario. Querele e controquerele hanno portato a diversi procedimenti penali. Salvatore Cipullo è stato condannato a cinque mesi, pena sospesa, per aver colpito sulla bocca con un pugno l'esponente dei Carc Francesco Ceccarelli e chiamato a risarcire il danno subito dal giovane (un dente rotto e un altro scheggiato) con quattromila euro, in più dovrà pagare tutte le spese legali. Durante il processo contro l'esponente della Destra era stato sentito come testimone anche il sindaco (allora ancora candidato) Roberto Pucci, il quale confermò di aver visto Cipullo colpire Ceccarelli, mentre Stefano Benedetti, anche lui candidato e teste, disse di non aver visto nulla. Ceccarelli, a sua volta, è stato assolto dall'accusa di ingiurie, coè di avere provocato la reazione violenta dei sostenitori dell'ultradestra. Ora, Ecco la condanna di Marco Lenzoni. Il quale ha annunciato che presenterà ricorso in Appello ma che durante il processo non ha mai cercato attenuanti, se non quella della leggitima difesa: giusto, aveva detto in aula, difendere un compagno da un'aggressione fascista, soprattutto se le forze dell'ordine non ci sono. C.F.
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