Il Tirreno

Eaton, torna il presidio degli operai

Gabriele Dini
Eaton, torna il presidio degli operai

Pianteranno una tenda davanti alla fabbrica. «Simoncini venga a spiegare i piani»

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Una tenda per rimettere in piedi un presidio davanti alla fabbrica ex-Eaton. E poi una richiesta inoltrata all'assessore regionale Simoncini affinché venga a Massa a spiegare le tappe che porteranno alla reindustrializzazione. Il giorno dopo l'approvazione della legge salva-Eaton gli operai licenziati tornano a farsi sentire. Intanto gli industriali locali esprimono perplessità sulla norma. La strada che gli operai della Eaton dovranno percorrere per tornare a riavere un lavoro è ancora lunga e ricca di incognite. Ma intanto i lavoratori licenziati tornano con decisione a far sentire la loro voce. La tenda presidio. Un gesto dal grande valore simbolico sarà l'allestimento di una tenda di fronte alla fabbbrica dismessa.

Da oggi alle 15 gli operai torneranno a marcare il loro "territorio" per far capire che non ci stanno ad essere cacciati dal lavoro e dal presidio. La decisione è stata presa nell'assemblea di ieri pomeriggio nella sala della Resistenza della Provincia. L'argomento principale è stato di certo l'approvazione, avvenuta martedì, della legge regionale (contestata dal Pdl e Udc) che permetterà a Fidi Toscana, la finanziaria della Regione, di acquistare le aree lasciate dalla multinazionale americana e di partecipare in società finalizzate alla reindiustrializzazione delle aree di cris: Massa in primis, ma anche in altri territori. Naturalmente gli operai hanno voluto ringraziare il presidente Enrico rossi e la Regione per questa importante decisione.

«Ma il tempo stringe - spiega Marco Battistini della Fim-Cisl - e adesso si apre un nuovo capitolo». Gli operai chiedono quindi all'assessore al Lavoro Simoncini di venire a Massa a chiarire i piani per il successivo rilancio industriale. Finora si è parlato di 6-7 società interessate a subentrare. Ma nessun dettaglio è trapelato da Firenze. «Non chiediamo di sapere tutto nei particolari - ha detto Battistini - ma solo capire quali sono le ipotesi sul tavolo». Nei giorni scorsi il presidente Rossi ha detto che dividere l'area tra diverse aziende sembra essere l'unica ipotesi praticabile (i sindacati hanno quasi sempre avversato questa ipotesi di "spezzatino"). Da parte degli operai arriva comunque un'apertura in questo senso, ma con la richiesta di forme di tutela.

«Ci sentiremmo più sicuri - ha spiegato Battistini - se si creasse un consorzio di imprese che riassorbisse i lavoratori in toto e poi li ridistribuisse tra le imprese più piccole». Poi ci sono le altre incognite, come la questione della bonifica: chi pagherà per effettuarla? Le perplessità. La notizia della legge salva Eaton viene accolta con qualche perplessità dagli imprenditori locali. «Di per sé - spiega Andrea Balestri di Confindustria - l'idea non è male. Bisogna vedere come sarà applicata. I tempi saranno comunque lunghi, sarebbe bene che nessuno illudesse i lavoratori licenziati facendo intravedere soluzioni a breve».

Balestri fa riferimento alle procedure per la bonifica, ai permessi per ristrutturare e dividere i capannoni e per riportare macchinari nelle aree. Balestri è perplesso sulla spesa di 9 milioni per l'acquisto. «Per noi - aggiunge - quel denaro poteva essere utilizzato per incentivare l'innovazione e aiutare le imprese locali ad accedere al credito».

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