Italia
Area Sin. Interrogazione parlamentare di Fli solleva la questione delle bonifiche
Nuovo Pignone, nubi sui 100 posti
«Turismo e industria pesante inconciliabili in questa provincia»
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I cento posti di lavoro promessi dal Nuovo Pignone ora sono a rischio. Un'interrogazione dei deputati di Futuro e libertà, Fabio Granata ed Enzo Raisi, solleva la questione del Sin, cioè del disinquinamento delle aree nel sito di interesse nazionale per le bonifiche. Il Sin si estende su circa 1600 ettari in cui è incluso anche il terreno dove sono i nuovi insedimenti, a Carrara, dello stabilimento. I due parlamentari mettono vari paletti al progetto, nella loro interrogazione al ministro dell'ambiente, facendo la cronistoria del Sin e dell'accordo di programma fra enti locali e ministero, per le bonifiche.
Citano il «Protocollo per lo sviluppo, l'industrializzazione e il consolidamento occupazionale del Polo Industriale "Nuovo Pignone" di Massa Carrara, firmato a Firenze il 5 aprile 2011 da regione Toscana, provincia di Massa Carrara, comune di Massa, comune di Carrara e Nuovo Pignone S.p.A.». «Le istituzioni del territorio - aggiungono i deputati - si sono impegnate ad agevolare il nuovo insediamento industriale del Nuovo Pignone a Carrara con varianti urbanistiche e rafforzamento delle infrastrutture». I due parlamentari del Fli, osservano che la notizia dell'accordo ministero-enti locali, che dopo oltre un decennio d'attesa sblocca il Sin, «sarebbe da salutare con favore, come un risultato importante per lo sviluppo di tutta l'area e del comparto industriale locale, se non fosse per le perplessità suscitate dal fatto che la provincia apuana afferma che il documento firmato deriva da un precedente accordo di programma per la bonifica del Sin», risalente al 2007, e che comprende «studi da cui risulterebbe che all'interno del Sin apuano i livelli di inquinamento non sono poi così elevati».
«In realtà - affermano Raisi e Granata - se consideriamo le analisi effettuate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra - già Icram) a seguito dell'accordo di programma del 2007, emerge un quadro assai meno ottimistico di quello descritto dall'amministrazione provinciale apuana». Per quanto riguarda il Nuovo Pignone e il suo insediamento in viale Zaccagna, «che si trova proprio all'interno del Sin», i due parlamentari asseriscono che «nel Protocollo per lo sviluppo, l'industrializzazione ed il consolidamento occupazionale del Polo Industriale "Nuovo Pignone" di Massa Carrara», «si può leggere che le recenti conferenze dei servizi tenutesi presso il Ministero dell'ambiente avrebbero di fatto già liberato alcune delle aree interessate dal punto di vista della falda ed in parte dei suoli, nonostante l'accordo di programma sia stato firmato solo il 14 marzo 2011; il protocollo, inoltre, appare assai poco chiaro anche in merito alle effettive attività che il Nuovo Pignone svolgerà a Carrara».
«Nel testo del Protocollo, si precisa che prima di poter sviluppare tali attività saranno necessarie al Nuovo Pignone le autorizzazioni per i nuovi insediamenti e la disciplina urbanistica delle aree oggetto degli interventi, su cui il comune di Carrara si impegna ad attuare una variante urbanistica». I due deputati domandano: «come abbia potuto il Nuovo Pignone iniziarvi i lavori già diversi mesi prima che fosse approvato il Protocollo». E sollevano interrogativi sull'impatto ambientale del nuovo insediamento. «In un territorio ristretto come quello di Massa Carrara non si può pensare di sviluppare sia il turismo che l'industria pesante, perché si tratta di un connubio irrealizzabile».
Citano il «Protocollo per lo sviluppo, l'industrializzazione e il consolidamento occupazionale del Polo Industriale "Nuovo Pignone" di Massa Carrara, firmato a Firenze il 5 aprile 2011 da regione Toscana, provincia di Massa Carrara, comune di Massa, comune di Carrara e Nuovo Pignone S.p.A.». «Le istituzioni del territorio - aggiungono i deputati - si sono impegnate ad agevolare il nuovo insediamento industriale del Nuovo Pignone a Carrara con varianti urbanistiche e rafforzamento delle infrastrutture». I due parlamentari del Fli, osservano che la notizia dell'accordo ministero-enti locali, che dopo oltre un decennio d'attesa sblocca il Sin, «sarebbe da salutare con favore, come un risultato importante per lo sviluppo di tutta l'area e del comparto industriale locale, se non fosse per le perplessità suscitate dal fatto che la provincia apuana afferma che il documento firmato deriva da un precedente accordo di programma per la bonifica del Sin», risalente al 2007, e che comprende «studi da cui risulterebbe che all'interno del Sin apuano i livelli di inquinamento non sono poi così elevati».
«In realtà - affermano Raisi e Granata - se consideriamo le analisi effettuate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra - già Icram) a seguito dell'accordo di programma del 2007, emerge un quadro assai meno ottimistico di quello descritto dall'amministrazione provinciale apuana». Per quanto riguarda il Nuovo Pignone e il suo insediamento in viale Zaccagna, «che si trova proprio all'interno del Sin», i due parlamentari asseriscono che «nel Protocollo per lo sviluppo, l'industrializzazione ed il consolidamento occupazionale del Polo Industriale "Nuovo Pignone" di Massa Carrara», «si può leggere che le recenti conferenze dei servizi tenutesi presso il Ministero dell'ambiente avrebbero di fatto già liberato alcune delle aree interessate dal punto di vista della falda ed in parte dei suoli, nonostante l'accordo di programma sia stato firmato solo il 14 marzo 2011; il protocollo, inoltre, appare assai poco chiaro anche in merito alle effettive attività che il Nuovo Pignone svolgerà a Carrara».
«Nel testo del Protocollo, si precisa che prima di poter sviluppare tali attività saranno necessarie al Nuovo Pignone le autorizzazioni per i nuovi insediamenti e la disciplina urbanistica delle aree oggetto degli interventi, su cui il comune di Carrara si impegna ad attuare una variante urbanistica». I due deputati domandano: «come abbia potuto il Nuovo Pignone iniziarvi i lavori già diversi mesi prima che fosse approvato il Protocollo». E sollevano interrogativi sull'impatto ambientale del nuovo insediamento. «In un territorio ristretto come quello di Massa Carrara non si può pensare di sviluppare sia il turismo che l'industria pesante, perché si tratta di un connubio irrealizzabile».
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