Italia
Campo rom, Rc contro il Comune
◗
WELCOME. Un cartello affisso Duro attacco all'amministrazione: così si rischia di creare un ghetto
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Una delibera di giunta che divide la città e la politica, che fa riemergere tratti ideologici. Ma che - è innegabile - ha un effetto diretto sulla percezione e sul sentire collettivo. L'idea che le famiglie sinti, ora ospitate nel parcheggio a Mirteto, si trasferiscano nell'area della Jare, a molti non va giù. I residenti di Turano - o almeno alcuni di loro - esprimono il dissenso sposando la battaglia del centro destra. Oltre un migliaio - secondo i promotori - avrebbero apposto la firma per chiedere un passo indietro all'amministrazione. Il timore è che quell'area diventi un campo nomadi di portata regionale, viste le dimensioni del terreno. E nonostante Gabriella Gabrielli, assessore al sociale, abbia più volte assicurato che si tratta del «trasferimento di famiglie con figli a carico in un'area riqualificata». Insomma - questo il concetto espresso dall'assessore - una lotta di civiltà. E proprio alla Gabrielli sono dirette le critiche di Stefano Benedetti e Stefano Caruso: i due consiglieri la accusano di una inadeguata gestione dell'insediamento provvisorio nel parcheggio di Mirteto. «Ha dimostrato - scrivono - l'incapacità a gestire la situazione. L'annunciato processo di integrazione non è mai iniziato: i nomadi - aggiungono - sono stati insediati abusivamente e mai regolarizzati, l'autorizzazione era a titolo provvisorio e ad oggi, dopo 2 anni, i nomadi sono ancora nel parcheggio. Il Comune - aggiungono - non ha provveduto a far seguire la comunità da assistenti sociali, la maggior parte dei bambini non frequenta la scuola». Nettamente opposta la posizione di Rifondazione comunista, critica sia nei confronti di Benedetti e della destra, sia nei confronti dell'amministrazione. «A suo tempo - spiega Rifondazione - Benedetti, nell'invitare il Comune a risolvere il problema dei sinti a Mirteto, aveva insistito sul bisogno di dare loro risposte dignitose, ora nel momento in cui il Comune individua un'area e tenta una soluzione dignitosa, ecco di nuovo il paladino dell'intolleranza». Critiche, però, anche a Palazzo civico che avrebbe visto nel trasferimento e nell'individuazione dell'area la soluzione di un problema sociale e relazionale molto più ampio: «Difficilmente comprensibile il comportamento dell'amministrazione: pensare che un problema di queste dimensioni, con tutte le implicazioni che comporta, possa essere gestito individuando un'area e facendo una delibera, fa sì che ancora una volta si costruisca un ghetto in contrapposizione ai residenti, un corpo che rimarrà estraneo al tessuto sociale. Crediamo - e il pensiero va anche ai cittadini - che la scelta dell'amministrazione debba essere gestita in maniera seria nei confronti dei residenti, avviando forme di mediazione». La proposta è chiara: creiamo centri di aggregazione, occasioni di confronto e dialogo, il Comune proponga un tavolo tecnico sui conflitti sociali e la loro gestione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
