Proteste
Donato: giù le mani dall'Opa
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IN SALA. Medici durante un intervento «Collaborazioni con il Meyer sì, trasferimenti no»
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MASSA. "Giù le mani dall'Opa". Luigi Donato, direttore generale della fondazione Cnr/Regione Toscana "G. Monasterio" fa sentire la sua voce sulla questione del futuro assetto della cardiochirurgia pediatrica in Toscana. E lo fa difendendo a spada tratta la "sua" creatura (l'Opa appunto). Il fatto è che si avvicina il cambio della guardia al vertice della Fondazione (che controlla l'ospedale Pediatrico delle apuane), e iniziano le manovre sul futuro del centro "di eccellenza" massese. E dal direttore dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr Eugenio Picanto è già arrivato un segnale chiaro. L'integrazione fra l'ospedale pediatrico Meyer di Firenze e Opa, ha detto in sostanza il professor Picanto a Repubblica, è una strada obbligata. Dunque, via libera alla realizzazione di una struttura unica su due sedi. Una soluzione mirata anche a fare cessare gli andirivieni dei piccoli pazienti tra Opa (dove vengono operati) e Meyer, dove vengono trasferiti per patologie connesse). Gli risponde, a stretto giro di posta, Donato. Per sostenere che, no, non si può pensare di smembrare una realtà complessa come quella della cardiochirurgia dell'Opa. Donato ricorda i "numeri" dell'Opa (vedi sotto), le eccellenze, l'alto livello di prestazioni. E dice: «Questo ci è voluto per fare, in 15 anni, la cardiochirurgia pediatrica a Massa, dove la cultura del cardiopatico congenito viene dagli anni '70 ed è integrata nella capacità tecnica, nei gesti di ognuno degli operatori in un modello di cura che predilige il lavoro di squadra sulle velleità dei singoli». E' ovvio - prosegue quindi il dierettore - «che il complesso non è facilmente esportabile, né tanto meno trasferibile: non si tratta di patriottismo apuano o fiorentino, di Monasterio o di Meyer, si tratta di una struttura e di competenze fortemente articolate e complesse, che si creano negli anni, e la cui esistenza, e i costi che comporta, si giustificano appena anche nella loro unicità in una piccola comunità di 3.5 milioni di abitanti come è la Toscana». Questo non vuol dire, prosegue il direttore, «che questa squadra non possa intervenire in altre sedi, come già accade, e soprattutto al Meyer, anche in ambiti non cardiologici, purchè, questo sia debitamente programmato e gestito anche nella struttura ricevente, minimizzando il rischio complessivo e ripartendo i costi relativi. E qui c'è certamente spazio di miglioramento e potenziamento, in particolare, nel rapporto in essere da anni con il Meyer. Il problema non è una sala operatoria o due o tre: il problema è una squadra, un sistema, che si costruisce con gli anni, con la tradizione, il rispetto reciproco, l'entusiasmo e il continuo spirito di sacrificio. Il resto è soltanto poesia, rumore di fondo, o, benevolmente, utopia». Si tratta di un altoltà a progetti di sdoppiamento delle attività dell'Opa o, addirittura di trasferimento di esse al Meyer, che Donato lancia dalla sua "potente" posizione di direttore della Fondazione. Ruolo che non ricoprirà, però, ancora per molto: entro alcuni mesi ci sarà la nomina di un nuovo direttore. Che non potrà essere Donato: lo statuto della Monasterio, modificato di recente, fissa a 65 anni il limite di età per ricoprire tale incarico. E Donato di anni ne ha più di 80. C.F.
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