Il Tirreno

Ucciso da un male a tredici anni

Alessandra Vivoli
Da sinistra Daniele Destri e lo strazio dei suoi funerali (le foto del 13enne sono tratte dal suo profilo su Facebook)
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Da sinistra Daniele Destri e lo strazio dei suoi funerali (le foto del 13enne sono tratte dal suo profilo su Facebook)

Palloncini bianchi al cielo e tante lacrime per l'addio a Daniele

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CARRARA. La mamma di Daniele Destri non ha preso posto sulle panche, assieme al marito, ai figli e ai parenti. Si è messa in ginocchio, mamma Stefania, gli occhi all'altare, e ha abbracciato per tutta la durata del rito funebre la piccola bara bianca in cui riposa, per sempre, suo figlio. Il suo bambino è stato stroncato da un male a 13 anni, è morto mercoledì a mezzogiorno. Un lutto per la comunità di Marina di Carrara, dove Daniele viveva da sempre, in via Bigioni.  Lui che su Facebook si era dato il soprannome di Dani-Combat, non ce l'ha fatta. È stato sopraffatto da una malattia con cui lottava, fra piccoli miglioramenti e tante ricadute, ormai da anni.  Daniele ha lasciato i giochi con i compagni, che lo piangono, quasi urlando nel piazzale della chiesa della Sacra Famiglia, a Marina.  Ha lasciato il suo grande amore per il Milan, per la chitarra, che suonava da sempre, e per il succo di mirtillo. E un banco vuoto in quella scuola, a indirizzo musicale, che amava tanto. E tutte quelle passioni che può avere un ragazzino di 13 anni per il quale la vita è davvero appena iniziata.  La sua mamma ieri lo aspettava fuori dalla chiesa. Lui è arrivato chiuso dentro a un carro funebre, con un grappolo di palloncini bianchi attaccati alla portiera.  «È morto un bambino»: dicevano, dopo essersi fatte il segno della croce, le persone anziane, passando dalla piazza.  Dentro alla chiesa la mamma di Daniele, Stefania Ciuffardi, lo ha pianto in silenzio, con la testa appoggiata sopra un cuscino di gigli bianchi, su quella bara dove è posato il cartoncino rosa dei compagni di scuola, con l'addio «a Dani», un cuore rosso e la loro foto di gruppo.  «Questa morte ci lascia attoniti - dice il parroco durante l'omelia funebre - È naturale che i figli seppelliscano i genitori, non il contrario. È triste dare l'addio a un ragazo così giovane, l'unica consolazione, in momenti come questi deve essere la fede e la certezza della resurrezione».  Il parroco si è poi rivolto ai tanti amici e compagni di scuola di Daniele.  «Daniele a voi ha fatto un dono speciale, vi ha fatto riflettere sul senso della vita che non è solo divertimento ma anche impegno, valori, e destino. Questo non bisogna dimenticarlo mai».  I ragazzini ascoltano in silenzio, alcuni tenendosi per mano. Con le loro magliette piene di scritte, le scarpe da ginnastica e le sciarpe di cotone annodate al collo sono una macchia di colore. Di gioventù. Sembrano grandi.  Stanno seduti composti, si frugano nelle tasche dei jeans al momento dell'offerta. Gli adulti, le professoresse, i loro genitori, piangono più di loro. Fino a quando la piccola bara bianca non viene portata fuori dalla chiesa. Un'insegnante consegna ai genitori il mazzo di palloncini bianchi. La mamma li tiene sul cuore: al "tre" vengono liberati in aria. C'è un applauso. A questo punto i compagni di Daniele crollano. Cominciano a singhiozzare. In un momento sono ridiventati bambini. Il loro è un dolore lacerante. Urlato. Uno strazio.  La mamma di Daniele li guarda commossa. Sul petto il medaglione con la foto del suo ragazzo. Quella donna forte, che ha lottato insieme al figlio, contro la malattia, fino all'ultimo, ora sembra spezzarsi da un attimo all'altro.  «La ricaduta di poche settimane fa sembrava una delle solite - racconta un'amica - Nessuno ci credeva che questa volta la malattia ci avrebbe portato via Dani».  E lei, mamma Stefania, ha lanciato il suo grido di dolore anche su Facebook. «Mio figlio sta male!!!!!!» ha scritto domenica scorsa, nella sua bacheca, sul social network.  Poi, mercoledì, l'annuncio più terribile che una madre possa fare.  «Mio figlio se ne è andato in cielo - ha scritto mamma Stefania - Perchè la vita è così ingiusta? Non riesco a sopportare il dolore».

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