Il dolore
La sentenza. Avrebbero trasformato in case alcuni depositi. Assolti entrambi dallaccusa di falso
Sottotetti, le prime due condanne
Chiara Sillicani
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LO STABILE. Nella foto accanto il complesso di via Traversa Sotto la porta di una mansarda con latto che certifica il sequestro preventivo dei sottotetti Il giudice: costruttore e direttore lavori hanno commesso un abuso edilizio
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MASSA. Sottotetti che diventano abitazioni. Con tanto di camere da letto, bagno e cucina. Per il giudice Antonia Aracri non c'è dubbio: un vero e proprio abuso edilizio. Tanto che condanna a 4 mesi (con sospensione della pena) Giuseppe Morbidi che quei sottotetti, in via Traversa, a Montignoso, li ha costruiti e l'ingegnere Luciano Bertilorenzi, direttore dei lavori. Condanna (il pm aveva chiesto la completa assoluzione per Bertilorenzi) a cui si aggiunge un'ammenda di 12mila euro. Non solo, il giudice ha disposto la prosecuzione del sequestro preventivo per alcuni degli immobili e la demolizione di tutte le opere abusive. Giù, quindi, i muri divisori interni alle mansarde, i bagni e le cucine. Condanna per abuso, dunque, ma assoluzione per il secondo capo d'accusa, il falso. Il pubblico ministero Federico Manotti (ieri sostituito in aula dal pm onorario Fulvio Biasotti) ipotizzava, infatti, che costruttore e ingegnere, in concorso, nella dichiarazione fine lavori avessero - falsamente, appunto - attestato la conformità delle opere rispetto alle autorizzazioni concesse. Ipotesi che il giudice non sposa: il fatto non sussiste secondo Antonia Aracri. Insomma, quanto dichiarato corrisponderebbe a quanto previsto negli atti autorizzativi del Comune. Il che potrebbe far presumere che gli abusi siano stati commessi dopo aver depositato la dichiarazione di fine lavori, il 30 maggio 2006. Anche se - e durante il processo è emerso con chiarezza - l'elemento su cui si è concentrato il giudice e su cui verteva l'ipotesi accusatoria è la presenza degli allacci di gas e acqua all'interno dei sottotetti. Dunque anche nel caso in cui a realizzare bagni e cucine siano stati i singoli acquirenti - questa è fin dall'inizio la tesi della difesa - il fatto stesso che fossero stati predisposti gli allacci, secondo il giudice, intregra l'abuso edilizio. Un'ipotesi che Roberto Iacopetti, avvocato dei due imputati, ha cercato di smontare spiegando che anche in una mansarda o in un deposito possono servire acqua - per motivi di igiene - e gas, per garantire il riscaldamento. Ma per l'accusa e per il giudice quegli allacci proverebbero l'intenzione di trasformare i sottotetti in abitazioni. Intenzione - stando alla sentenza - sia del costruttore, sia del direttore dei lavori. E questo nonostante la difesa abbia tentato di dimostrare che qualsiasi reponsabilità dell'ingegnere era venuta meno dopo la presentazione della dichiarazione fine lavori, atto - come spiegato sopra - di cui è stata riconosciuta la veridicità. Posizione diversa, invece, quella del costruttore che aveva spiegato al giudice, durante il suo esame, di aver messo a disposizione di alcuni acquirenti i suoi operai quando, terminati i lavori, stavano realizzando alcune rifiniture negli spazi esterni. Ieri la sentenza, dopo aver ascoltato gli ultimi due acquirenti degli 8 sottotetti, di cui 6 con accesso autonomo e due, invece, collegati, con una scala, alle abitazioni al piano di sotto. Adesso alla difesa non rimane - come ha intenzione di fare - che giocarsi la carta dell'appello rimandano anche le eventuali demolizioni alla sentenza definitiva.
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