Il dolore
In Parlamento irrompe il "nero alle cave"
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Uno scorcio delle caveL'onorevole Raisi: «La Guardia di finanza ha i mezzi per combattere la forte evasione»
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CARRARA. Finisce in parlamento il mondo del lapideo, con una maxi-interpellanza in diretta (anche televisiva) in cui i parlamentari di Fli chiedono lumi sulla mancanza di concessioni di escavazione e sui controlli relativi al cosiddetto "nero alle cave". In aula risponde Francesco Maria Giro, pur essendo sottosegretario ai beni culturali, quale portavoce per l'occasione del Ministero dell'economia e delle finanze. Primo firmatario è l'onorevole Enzo Raisi, e con lui Granata e Della Vedova. Chiedono chiarezza, dicono che «Nonostante su una produzione lorda di circa 900.000 tonnellate di blocchi grezzi estratti per anno vi siano almeno 150.000 tonnellate di materiale qualitativamente molto superiore, e nonostante le società di escavazione escluse sarebbero disposte ad ottenere la concessione pagando anche 200 euro per tonnellata, l'amministrazione ha negoziato un contributo (tra indennità ambientale ed affitto) di 13,50 euro per tonnellata», per i prodotti più pregiati. E chiedono fra l'altro: «Se non ritenga necessario verificare perché, a fronte di ripetute e comprovate denunce di evasione nella compravendita di blocchi di marmo, la Guardia di finanza non sia intervenuta per contrastare a tale macroscopico fenomeno di illegalità diffusa». Una interrogazione esplosiva, alla quale il sottosegretario risponde cher la Guardia di Finanza già ora interviene nel settore e specifica che «nell'ultimo quinquennio 2006-2011, al 31 agosto, i reparti territoriali del comando provinciale hanno eseguito complessivamente 53 attività ispettive (verifiche e controlli d'iniziativa) nei confronti di aziende operanti nel settore, che si sono concluse con i seguenti risultati: base imponibile proposta per il recupero a tassazione pari a 182.363.774 euro; Irap evasa pari a 1.636.509 euro; Iva dovuta pari a 36.321.988 euro; Iva relativa pari a 187.749 euro». Lo stesso sottosegretario ammette: «Da notare che i controlli fiscali nello specifico settore scontano l'oggettiva difficoltà di attribuire un valore ai blocchi di marmo commercializzati. Ciò, infatti, dipende da molteplici variabili (tipologia, destinazione d'uso, colore, purezza, forma, venature), per cui non si dispone di prezzi di riferimento standard, essendo, peraltro, d'uso che le contrattazioni si svolgano direttamente presso le cave, alla presenza di compratori con i quali il prezzo viene concordato caso per caso». Il parlamentare Raisi riprendendo la parola ha sottolinea che certo, la materia è complessa, ma per dare un valore al marmo «È chiaro che dovranno trovare dei parametri. La Guardia di finanza - aggiunge Raisi - è un corpo molto specializzato, di alta professionalità, e sa bene anche come poi arrivare ad individuare determinate situazioni. Parliamo di un'attività che potrebbe riscuotere molti milioni di euro e non li riscuote e che è sotto scacco di una categoria privilegiata che ha avuto concessioni al di là delle regole e che produce una forte evasione fiscale». Commenta Nicola Franzoni, coordinatore comunale: «Per mesi e mesi abbiamo chiesto chiarimenti a Zubbani e al "suo gruppo" sulla mancanza assoluta delle Concessioni in cava, sulla mancata tassazione al valore venale dell'estratto e sul nero alle cave. Questa maggioranza "evanescente e impreparata" ci ha saputo solamente rispondere per bocca del super-stipendiato direttore generale Tonelli che "la materia delle concessioni è troppo complessa per arrivarne a capo"». Secondo Franzoni, è stata ridicola la risposta del Governo: «La Guardia di Finanza ha già fatto controlli? Bene, se la Guardia di Finanza volesse realmente smascherare il nero alle cave e l'evasione fiscale che ne consegue, sarebbe bastato fare controlli alla fonte, in cava».
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