Attenzione
Cermec, via libera al concordato
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LA SEDE. Lentrata agli impianti della società di smaltimento Per il Tribunale la soluzione è preferibile al fallimento La società dovrà sborsare oltre 24 milioni di euro per i creditori
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MASSA. Certo, qualche «elemento di criticità» c'è - i giudici lo ammettono - ma si tratta di elementi solo «ipotetici». Così, di fronte ad un piano industriale che contempla anche un fondo rischi e, per prudenza, non mette in conto il recupero credito di oltre 6 milioni, il Tribunale dice sì alla proposta di concordato preventivo. Il Cermec ce la fa a superare il primo grande ostacolo e si avvia sulla strada del risanamento. I giudici Giovanni Sgambati, Paolo Puzone e Antonella Dragatto non trascurano le contestazioni all'ammissibilità della procedura concordataria, ma ritengono che il Cermec, una spa, non abbia «regole di funzionamento tali da alterare la funzione del modello societario tipico», insomma, l'attività di Cermce sarebbe riconducibile «sia pur in senso lato al libero mercato». Via libera al concordato, quindi. Tradotto: all'accordo con i creditori, con un esborso complessivo di oltre 24 milioni. Di questi 2,5 per «spese di procedura e fondo rischi, spese professionali per la predisposizione della proposta, spese legali, oltre ad oneri fiscali». Circa 3,6 milioni serviranno per pagare al 100% i creditori privilegiati, quelli riconosciuti dalla legge tra cui dipendenti e cooperative. Gli altri creditori, i cosiddetti chirografari, saranno pagati in percentuali diverse, in base alla maggiore o minore utilità dei servizi forniti. Gli strategici (un sempio per tutti: le discariche) saranno pagati al 75% per una cifra totale di 13, 6 milioni circa. Quasi 10 milioni agli ordinari (i fornitori "normali" e alcune banche), il loro credito sarà soddisfatto per il 25%. La percentuale scende al 20 per i chirografari pubblici: i Comuni, ad esempio. Considerato che sono soci di Cermec saranno anche disposti a rinunciare a buona parte del credito. A loro andranno in totale 1,3 milioni di euro. Visto che la strada è in salita, è stato «inserito, prudenzialmente, un fondo rischi di tutto rispetto» pari a 7,7 milioni. Insomma, il Tribunale riconosce le criticità «con particolare riferimento alle problematiche della finaza pubblica». I soldi- in poche parole - devono sborsarli i Comuni ma al Tribuanle non spetta «valutare profili e problematiche di natura politica che il risanamento pone». Un primo risultato, dunque, per i soci e per i professionisti che hanno steso la proposta. Prossimo appuntamento il 15 dicembre per la convocazione dei creditori». C.S.
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