Il Tirreno

Il Comune vara (finalmente) gli aumenti, ma fa slittare l’apertura della refezione scolastica. Per risparmiare

La mensa? Costa di più e apre in ritardo

Claudio Figaia
<b>SCUOLA. L&#146;assessore Carmen Menchini e una mensa </b>
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SCUOLA. L’assessore Carmen Menchini e una mensa

Gratis per le fasce più deboli (oltre 300 domande), controlli della Finanza sui furbetti

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 MASSA. In classe anche di pomeriggio, ma senza mensa. I bambini del tempo pieno delle scuole cittadine (asili, elementari e alcune medie) hanno iniziato, da lunedì, l'orario "lungo"; il servizio pasti, però non è ancora iniziato. È l'effetto, dice l'amministrazione civica, dei pesantissimi tagli agli enti locali decisi dalla manovra del governo. Non l'unico: la mensa, quando aprirà (cioè da lunedì 3 ottobre), costerà di più. Anche il doppio per le famiglie con redditi più alti. Annunciate da settimane, le nuove tariffe sono state finalmente definite e trasformate in "legge" da una delibera della giunta.  Così, tra i mugugni dei genitori - ma anche di insegnanti e dirigenti scolastici alle prese con la mensa che non c'è (ancora) - è iniziato un anno difficile, all'insegna dei tagli e degli aumenti. Tagli al personale, con classi sempre più numerose e segreterie e bidellerie ridotte all'osso, aumenti dei costi per le famiglie.  La stangatina sulle mense è stata finalmente dettagliata dall'amministrazione. Le novità sono diverse. Se fino all'anno scorso tutte le famiglie pagavano 80 euro al mese (con la sottrazione, è ovvio, del costo dei pasti non consumati, fissato a 4 euro a pranzo) indipendentemente dal reddito, d'ora in poi le tariffe saranno modulate in base alle fasce di contribuzione Isee.  Il Comune ha voluto tutelare le fasce più deboli: le famiglie con Isee inferiore ai 5mila euro non pagheranno la mensa, come avveniva negli anni precedenti. E non sono poche: lo scorso anno chiesero l'esenzione 300 famiglie, all'incirca il 10% del totale che usufruisce delle mense. Invariato il costo anche per chi ha un reddito Isee tra i 5 e i 10mila euro: pagherà 4 euro per ogni pasto consumato a scuola. Ossia quanto spendeva in precedenza (80 euro per 20 pasti).  Gli aumenti si fanno sentire per le fasce immediatamente superiori: chi ha una contribuzione Isee tra i 10 e i 15 mila euro, pagherà 4,50 euro a pasto; chi stra tra i 15 e i 20mila ne pagherà 5 e così salendo (vedi tabella) di 50 centesimi per ogni scaglione, fino ad arrivare a 8,50 euro per le fasce Isee sopra i 50mila euro. In altre parole, chi ha un reddito fra i 45 e i 50mila euro spenderà 160 euro al mese, il doppio rispetto a prima. E ancora di più chi è sopra i 50mila: 170 euro.  Ci sono poi alcune agevolazioni: non pagheranno la mensa (indipendentemente dalla fascia Isee) i bambini portatori di handicap e quelli che si trovano in situazioni particolari segnalate dai Servizi sociali del Comune. Se una famiglia ha due figli che usufruiscono della mensa comuale, avrà una riduzione del 50% su una delle due; se ha tre o più figli non pagherà nulla per il terzo e i successivi. Chi ha tre o più figli minorenni che non utilizzano la refezione avrà uno sconto del 50% sulla quota.  E chi non presenta l'Isee (non sono pochi i casi di chi preferisce non fornire i suoi dati di reddito e patrimoniali)? Verrà inserito nella fascia "ordinaria", dovrà quindi pagare 8,50 euro.  Ma attenzione: ci saranno controlli mirati della Guardia di Finanza. In base a un accordo Comune-Fiamme gialle, saranno monitorate le richieste di esenzione, per contrastare i furbetti che non dichiarando quanto in realtà guadagnano, ottengono il doppio (e illecito) vantaggio di non pagare le tasse e neanche la tariffa per la mensa scolastica dei figli.  Arrivano, intanto le prime contestazioni politiche: «Si aumenta il servizio mensa e si destinano soldi per l'accoglienza dei nomadi, con indiscriminait e irragionevoli aumenti si mette in cattiva luce la scuola pubblica», accusa Stefano Benedetti del Pdl.

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