Il Tirreno

Cucine chiuse, mamme infuriate

Margherita Mazzarella
Bambini alla refezione scolastica
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Bambini alla refezione scolastica

L'assessore Menchini: le capisco, colpa del governo

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 MASSA. A scuola fino alle quattro del pomeriggio, ma senza mangiare all'ora di pranzo. E' quello che da diversi giorni sta accadendo ai bambini dell scuole primarie a tempo pieno: il tempo prolungato è partito da lunedì scorso con insegnanti in cattedra e a disposizione dalle 8 alle 16 per cinque giorni a settimana. Ma il servizio di mensa scolastica, no. Le cucine sono ancora spente, la ristorazione per gli alunni (l'appalto è ancora della Cir), partirà solo lunedì prossimo. Per l'amministrazione un risparmio di 80mila euro circa. Per bambini, genitori (e anche per i lavoratori della scuola), un disagio in più.  Le famiglie sono costrette a infilare nello zainetto del figlio un panino o una merendina da consumare sui banchi, o a prelevare il bambino a mezzogiorno per riportarlo a scuola alle due del pomeriggio. Un "trambusto" che coinvolge all'incirca 3mila famiglie, molte con entrambi i genitori che lavorano, tante che non possono contare su nonni o baby sitter.  L'assessore all'istruzione Carmen Menchini allarga le braccia rassegnata: «So che questo è un disagio difficilmente accettabile per le famiglie e ne sono rammaricata. Ma non potevamo fare altirmenti, i tagli del governo stanon mettendo in forse servizi essenziali per la popolazione. Del resto, il sindaco, nel giorno della protesta dei primi cittadini in Prefettura, lo aveva detto che la apertura ritardata delle mense è uno degli effetti perversi della manovra di metà agosto. Far slittare di due settimane l'avvio del servizio ha comportato un risparmio di quasi 80mila euro per il Comune: siamo stati costretti a farlo, ed anzi, siamo fortunati a riuscire a far partire il servizio il 3 ottobre».  Il malumore è diffuso, soprattutto nelle scuole lontane dal centro, non sempre agevoli da raggiungere negli orari di punta. Infuriate le mamme dei bambini della scuola per l'infanzia e primaria di Forno. E' mezzogiorno quando, alla spicciolata, i genitori entrano nelle aule, col benestare delle insegnanti, per consegnare ai figli qualcosa da mangiare per pranzo, o per portare via da scuola il piccolo per poi riportarlo alle 14. «Io vivo qui in paese - dice una mamma - e sono venuta a piedi, senza problemi, anche perchè non lavoro. Ma per le famiglie in cui i genitori lavorano questo è un bel disagio, oltre che uno stress per i bambini». «Ho dovuto prendere un'ora di permesso dal lavoro per portare da mangiare a mio figlio - incalza Barbara - ma non si può andare avanti così, ne stanno facendo le spese i bambini; i salutisti insistono a dire che i bambini devono mangiare sano e le scuole ci costringono a farlo pasteggiare con panini e merendine: è il colmo».

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