Il Tirreno

«I tecnici durante le operazioni? È prassi»

Chiara Sillicani
Pazienti in attesa in ospedale
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Pazienti in attesa in ospedale

Uno degli indagati: per gli interventi complessi sono figure professionali importanti

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 MASSA. È in corsia, ci vede e ci raggiunge. Il dottor Gian Filippo Ceravolo non si nasconde dietro un dito: l'avviso di conclusioni indagini è stato notificato anche a lui. L'accusa gli contesta - come agli altri 4 colleghi (primario compreso) - di aver fatto entrare in sala operatoria gli specialist, i tecnici che vendono protesi per conto delle ditte fornitrici. E quindi di aver permesso (o non impedito) loro - questa l'ipotesi degli inquirenti - una volta in sala, di divaricare e tamponare ferite, usare l'elettrobisturi. Insomma, di fare quello che solitamente fanno gli infermieri. Su ciò che accadeva tra le mura della sala operatoria farà chiarezza la magistratura, ma che gli "uomini delle protesi" entrassero, Ceravolo lo ammette: «C'è un vuoto normativo, quelle sono figure indispensabili in interventi complessi. Da anni - continua - sono in sala operatoria, è sempre stato così, è così - rincara - in tutti i reparti ortopedici di Italia. La direzione sanitaria e i dirigenti politici - aggiunge con decisione - lo sapevano». Insomma, una prassi consolidata. Anche se il pubblico ministero Federico Manotti non contesta la presenza degli specialist in sala operatoria, ma il fatto che questi non si limitassero ad assistere, come consulenti, ma facessero quanto, per competenza e profilo professionale, dovrebbe fare un infermiere. Accusa questa respinta in toto, però, dai medici. In corsia, al cambio turno, c'è anche Egisto Brocchini: è ancora spaesato. Sa di essere indagato, ma deve «capire cosa sia successo». È venuto a conoscenza dell'inchiesta un paio di anni fa, quando in reparto sono arrivati i Nas, ma non ha visto gli atti. «Dobbiamo chiarirci con gli avvocati, non sappiamo nulla di preciso». Non sa nulla di più e nulla di più sanno - o si lasciano sfuggire - gli altri colleghi indagati. Nel pomeriggio il dottor Rosario Passalacqua è in ambulatorio, i pazienti sono tanti e non riusciamo a contattarlo. Il collega Alberto Sancin, invece, è in ferie. Al settimo piano è una mattinata come tante altre: pazienti in attesa, ambulatori in piena attività, infermiere indaffarate. E il primario, Bernardo Pavolini, in sala operatoria. Nel pomeriggio lascia il bisturi e si dedica all'attività ambulatoriale. Per saperne di più ci invita a contattare la direzione sanitaria. Del resto, la notizia dell'inchiesta e di cinque medici indagati fa il giro della città: in reparto la vicenda si conosce, ma nessuno la grida ai quattro venti perchè - racconta qualcuno - «qui ci sono grandi professionisti, a loro riserviamo massimo rispetto e grande solidarietà». Una cosa però, la dicono tutti e la ribadiscono a gran voce Ceravolo e Brocchini: non si contesta la modalità di esecuzione degli interventi, la magistratura non rileva problematiche connesse all'impianto delle protesi. Insomma - questo il concetto - in gioco e in discussione non sono la professionalità e la competenza dei medici. Alla magistratura chiarire se i tecnici entrassero in sala come consulenti o facessero, invece, attività da infermiere.

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