Trasporti
Falsi infermieri in sala operatoria
Altro servizio a pag 14
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A sinistra il primario di ortopedia Bernardo Pavolini; sotto il pm Federico Manotti. Nella foto accanto una sala operatoriaIndagati 5 medici e 6 agenti di commercio che vendevano le protesi
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MASSA. Nella sala operatoria del Santi Giacomo e Cristoforo si muovevano come degli infermieri qualificati, aiutando i chirughi durante gli interventi di artoprotesi. A volte divaricavano, aspiravano e tamponavano le ferite, altre utilizzavano l'elettrobisturi, altre ancora compivano complesse manovre di posizionamento degli arti, soprattutto anche ma pure ginocchi. Peccato che non fossero né qualificati, né tantomeno infermieri. Erano agenti di commercio (in gergo specialist), rivenditori delle aziende che fornivano i dispositivi al reparto di ortopedia dell'ospedale massese. Quella che si avvicinava di più alla professione sanitaria era laureata in farmacia, tutti gli altri erano periti tecnici oppure brillanti diplomati di licei scientifici e classici.
A denunciarli sono stati gli infermieri qualificati, quelli che durante le operazioni (ben quarantacinque quelle contestate dagli inquirenti) venivano lasciati ai margini. Nonostante tanti anni di studi, nonostante dimostrassero tutto il loro disappunto per quella che era una prassi ormai consolidata. E da quella denuncia, presentata da alcuni professionisti, i Nas di Livorno hanno iniziato a investigare, sotto il controllo del sostituto procuratore Federico Manotti. Risultato? Undici persone indagate per l'esercizio abusivo della professione sanitaria (reato contestato anche ai camici bianchi perché non hanno fatto nulla per impedire agli agenti di commercio di gli infermieri).
Ai dottori è stato anche contestato il reato di falso per non aver indicato nei verbali della sala operatoria la presenza dei consulenti delle ditte. Che potevano starci, sia ben chiaro, ma non potevano intervenire sui pazienti. Al massimo potevano illustrare le caratteristiche della protesi al chirurgo che la stava impiantando.
Gli indagati. Alla fine sei specialist e cinque medici sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura. Ecco chi sono gli agenti di commercio: Valter Giorgio Ghezzi, 49 anni, di Milano (difeso dall'avvocato Barbara Bonzano); Maurizio Lazzarotti, 58 anni, di Massa (avvocato Aldo Di Lauro); Stefano Locciola, 51 anni, di Villafranca in Lunigiana (avvocato Fortunato Cristiano); Pier Carlo Moscatelli, 54 anni, di Carrara (avvocato Riccardo Ragusa); Federica Nascetti, 47 anni, di Chiavari (avvocato Corrado Ceccarelli); Andrea Puccinelli, 45 anni, di Pisa (avvocato Stefania Mezzetti). I medici: Bernardo Pavolini, 58 anni, di Forte dei Marmi (difeso dagli avvocati Lorenzo Zilletti e Adriano Martini), direttore di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santi Giacomo e Cristoforo di Massa; Alberto Sancin, 49 anni, di Montignoso (avvocato Luca Guadagnucci), direttore di struttura semplice nel reparto di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale di Massa; Gian Filippo Ceravolo, 62 anni, di Massa (avvocato Franco Perfetti), dirigente medico di primo livello nel reparto di Ortopedia e traumatologia del Santi Giacomo e Cristoforo; Rosario Passalacqua, 50 anni, di Massa (avvocato Paolo Bertoncini) dirigente medico nel reparto di Ortopedia e traumatologia ed Egisto Brocchini, 57 anni, di Massa (avvocato Simone Ricci), ortopedico all'ospedale Santi Giacomo e Cristoforo.
L'indagine è partita nell'ottobre del 2007, quando i veri infermieri hanno deciso di vuotare il sacco e dire cosa avveniva nelle sale operatorie di ortopedia. Sono andati dai carabinieri e hanno cominciato a fornire elementi utili per l'indagine ai militari del nucleo. I loro riscontri sono stati fondamentali, tanto che per raccogliere le prove non sono stati utilizzati né video né intercettazioni ambientali o telefoniche. L'andazzo che è venuto fuori ha dell'incredibile, con questi specialist che svolgevano le mansioni che non gli competevano in sala operatoria. E i carabinieri scrivono: «Trovata un'incresciosa situazione ormai consolidatasi nel tempo all'interno delle sale operatorie dell'ospedale». In particolare, i medici interessati, «in spregio alle più elementari norme correlate all'attività sanitaria, nel corso di almeno 45 interventi chirurgici di artroprotesi eseguiti tra gli anni 2007 e 2009 hanno, in qualità di primi operatori, consentito l'accesso in sala operatoria a persone non qualificate e sprovviste di adeguati titoli di studio, permettendo l'esecuzione di atti dell'attività sanitaria».
Le notifiche. In questi giorni agli indagati è arrivata la notifica di conclusione dell'indagine. Hanno una ventina di giorni per farsi sentire dagli inquirenti o per presentare una memoria difensiva. Durante i 24 mesi di indagini sono già stati sentiti dai Nas e hanno sempre detto che gli specialist erano sì in sala operatoria, ma solo come consulenti.
A denunciarli sono stati gli infermieri qualificati, quelli che durante le operazioni (ben quarantacinque quelle contestate dagli inquirenti) venivano lasciati ai margini. Nonostante tanti anni di studi, nonostante dimostrassero tutto il loro disappunto per quella che era una prassi ormai consolidata. E da quella denuncia, presentata da alcuni professionisti, i Nas di Livorno hanno iniziato a investigare, sotto il controllo del sostituto procuratore Federico Manotti. Risultato? Undici persone indagate per l'esercizio abusivo della professione sanitaria (reato contestato anche ai camici bianchi perché non hanno fatto nulla per impedire agli agenti di commercio di gli infermieri).
Ai dottori è stato anche contestato il reato di falso per non aver indicato nei verbali della sala operatoria la presenza dei consulenti delle ditte. Che potevano starci, sia ben chiaro, ma non potevano intervenire sui pazienti. Al massimo potevano illustrare le caratteristiche della protesi al chirurgo che la stava impiantando.
Gli indagati. Alla fine sei specialist e cinque medici sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura. Ecco chi sono gli agenti di commercio: Valter Giorgio Ghezzi, 49 anni, di Milano (difeso dall'avvocato Barbara Bonzano); Maurizio Lazzarotti, 58 anni, di Massa (avvocato Aldo Di Lauro); Stefano Locciola, 51 anni, di Villafranca in Lunigiana (avvocato Fortunato Cristiano); Pier Carlo Moscatelli, 54 anni, di Carrara (avvocato Riccardo Ragusa); Federica Nascetti, 47 anni, di Chiavari (avvocato Corrado Ceccarelli); Andrea Puccinelli, 45 anni, di Pisa (avvocato Stefania Mezzetti). I medici: Bernardo Pavolini, 58 anni, di Forte dei Marmi (difeso dagli avvocati Lorenzo Zilletti e Adriano Martini), direttore di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santi Giacomo e Cristoforo di Massa; Alberto Sancin, 49 anni, di Montignoso (avvocato Luca Guadagnucci), direttore di struttura semplice nel reparto di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale di Massa; Gian Filippo Ceravolo, 62 anni, di Massa (avvocato Franco Perfetti), dirigente medico di primo livello nel reparto di Ortopedia e traumatologia del Santi Giacomo e Cristoforo; Rosario Passalacqua, 50 anni, di Massa (avvocato Paolo Bertoncini) dirigente medico nel reparto di Ortopedia e traumatologia ed Egisto Brocchini, 57 anni, di Massa (avvocato Simone Ricci), ortopedico all'ospedale Santi Giacomo e Cristoforo.
L'indagine è partita nell'ottobre del 2007, quando i veri infermieri hanno deciso di vuotare il sacco e dire cosa avveniva nelle sale operatorie di ortopedia. Sono andati dai carabinieri e hanno cominciato a fornire elementi utili per l'indagine ai militari del nucleo. I loro riscontri sono stati fondamentali, tanto che per raccogliere le prove non sono stati utilizzati né video né intercettazioni ambientali o telefoniche. L'andazzo che è venuto fuori ha dell'incredibile, con questi specialist che svolgevano le mansioni che non gli competevano in sala operatoria. E i carabinieri scrivono: «Trovata un'incresciosa situazione ormai consolidatasi nel tempo all'interno delle sale operatorie dell'ospedale». In particolare, i medici interessati, «in spregio alle più elementari norme correlate all'attività sanitaria, nel corso di almeno 45 interventi chirurgici di artroprotesi eseguiti tra gli anni 2007 e 2009 hanno, in qualità di primi operatori, consentito l'accesso in sala operatoria a persone non qualificate e sprovviste di adeguati titoli di studio, permettendo l'esecuzione di atti dell'attività sanitaria».
Le notifiche. In questi giorni agli indagati è arrivata la notifica di conclusione dell'indagine. Hanno una ventina di giorni per farsi sentire dagli inquirenti o per presentare una memoria difensiva. Durante i 24 mesi di indagini sono già stati sentiti dai Nas e hanno sempre detto che gli specialist erano sì in sala operatoria, ma solo come consulenti.
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