Finanza
Il problema rifiuti. Per il consigliere di opposizione esiste il rischio inquinamento delle falde sotterranee e del torrente Torchio
Cjmeco, mistero sulla mega discarica
Gianluca Uberti
Matteo Ratti chiede una commissione ambientale urgente sull'area abbandonata da 10 anni
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AULLA. Chissà se all'uomo della strada è mai interessato della Cjmeco, la mega discarica a cielo aperto che si staglia, con le sue decine di migliaia di tonnellate di rifiuti, alle porte di Pallerone. Magari nella frazione aullese a qualcuno può ancora interessare, ma, come è noto, quando un problema è a casa di altri e all'apparenza chiuso, le luci della ribalta si spengono in fretta. Ora prova a riaccenderle Matteo Ratti, consigliere di minoranza di Idee in Comune, il quale chiede la convocazione della commissione ambiente, presieduta dal consigliere di maggioranza Moreno Cargiolli, per discutere della situazione dei rifiuti nell'area ex Cjmeco, in particolare della deliberazione di giunta comunale n. 181 del 31 dicembre scorso. Infatti il problema è chiuso soltanto all'apparenza, poiché la Regione Toscana ha stanziato 110mila euro, su richiesta della giunta comunale aullese, per eseguire attività di indagine preliminare sui rifiuti presenti nell'area, attività propedeutiche alla rimozione dei rifiuti e al ripristino ambientale della ex Cjmeco. Stupisce non poco che dopo oltre dieci anni non si sappia ancora, con precisione, che cosa c'è sopra e sotto la ex Cjmeco e che, soprattutto, si debba ancora parlare di criticità ambientali, ma la faccenda sta proprio così. «Nell'area ex Cjmeco - si può leggere nella deliberazione di giunta comunale n. 181 del 30 dicembre scorso - risultano stoccati rifiuti costituiti, in prevalenza, da carta, cartone, materie plastiche, fibre sintetiche, pneumatici, sia all'interno dei capannoni industriali sia nelle aree esterne (piazzali, vie di circolazione interne, aree verdi, ecc.); come noto dalla documentazione esistente, già a partire dal 2000, i vari organi di controllo competenti (Asl, Arpat, ecc.) hanno evidenziato la possibilità di un inquinamento delle matrici ambientali, causato dalla presenza di rifiuti stoccati in modo incontrollato all'interno dell'area e derivanti dalle attività di trattamento effettuate dalla società Cjmeco; in relazione a tale situazione emergono, quindi, criticità ambientali legate alla tipologia di rifiuti e alla modalità di stoccaggio degli stessi». Criticità ambientali che si traducono in possibile formazione di percolato determinato dalle piogge, con potenziale contaminazione del suolo, del sottosuolo, delle acque sotterranee, delle acque superficiali del torrente Torchio e del torrente Bardine, e in possibile innesco di fenomeni di autocombustione, con potenziale estensione dell'incendio anche alle aree boscate esterne alla ex Cjmeco. Ed è proprio fuori dalla ex Cjmeco che allarga lo sguardo il consigliere Matteo Ratti, che chiede conto anche della situazione nell'area di fronte ai cancelli, a quanto pare interessata anch'essa da abbandono di rifiuti, e delle micro discariche disseminate sul territorio comunale. Ricordiamo che la ex Cjmeco è una mega discarica da 50mila tonnellate (per alcuni 70mila), dove si trovano «rifiuti speciali, in gran parte costituiti da plastica e da materiali cartacei, tettoie in eternit e tubazioni in fibra di amianto, in gran parte sfilacciate, con evidente dispersione di sostanze tossiche, mentre le ampie aree boschive che circondano lo stabilimento rendono concreto il pericolo di incendi». Così si esprimevano, in un'interpellanza parlamentare del 5 novembre 2003, gli allora parlamentari Egidio Banti e Gloria Buffo, i quali accanto alla parola "discarica" scrivevano "disastro ambientale".
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