Gioco
Spacciavano droga nelle scuole Tre pusher patteggiano la pena Uno in carcere, fuori gli altri
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Controlli antidroga anche con i cani Erano stati arrestati dalla Mobile nel settembre del 2010 Da allora le forze dell'ordine presidiano gli istituti
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MASSA. Accusa e difesa hanno già concordato quali pene dovevano essere patteggiate a luglio, ieri mattina c'è stata la sentenza del giudice per le udienze preliminari Ermanno De Mattia. Si è concluso il processo ai pusher che rifornivano gli studenti delle scuole apuane. Le pene sono di poco superiori e inferiori ai tre anni. Quella più alta per Thomas Spurio, 21 anni: tre anni e due mesi. Il giovane è stato arrestato nel settembre del 2010 e da allora si trova in cella. Ai domiciliari invece, e con una pena patteggiata di tre anni, Paolo Tripodi, studente del Nautico Fiorillo e due anni, otto mesi e dieci giorni di patteggiamento invece per l'operaio Daniele Gentile, 35 anni. Il pubblico ministero Federico Manotti ha accolto le richieste dei difensori, pretendendo però pene adeguate. Tanto che Spurio è rimasto in cella e Tripodi ha avuto da poco la concessione dei domiciliari. Un anno esatto dalle manette, un arresto che aveva sconvolto molti genitori. Le prove raccolte nei loro confronti dalla squadra mobile, del resto, erano davvero pesanti: con dei video che riprendevano le fasi della compravendita della droga. E i clienti che hanno confermato chi erano gli spacciatori. Tripodi era stato arrestato mentre stava andando a scuola. Aveva salutato i genitori e si era infilato lo zaino sulle spalle: sembrava una giornata come le altre, ma quando ha visto la polizia sotto il portone ha capito che era lì per lui. Quel giorno in manette finì anche Gentile. Per l'accusa i quattro avevano messo in piedi una sorta di supermarket della droga: da loro era possibile trovare di tutto. Ad allertare la procura e le forze dell'ordine, nell'anno scolastico 2009/2010, erano stati alcuni uffici di presidenza delle scuole superiori di Massa e di Carrara. Tra queste c'era anche il professionale frequentato dal diciottenne finito in carcere. A differenza degli altri allarmi, quello di Marina di Carrara era fondato. E così la squadra mobile, guidata allora da Enrico Tassi, e il commissariato di Carrara, diretto da Giuseppe Mariani, si erano messi alle costole del ragazzo, intercettando il suo cellulare e seguendo i suoi movimenti. Era febbraio quando è partita l'inchiesta, un paio di giorni dopo che il giovane era diventato maggiorenne (per questo non è stato interessato il tribunale dei minori di Genova). Da quell'indagine era partita una vera e propria opera di prevenzione da parte delle forze dell'ordine: con controlli improvvisi, sia carabinieri che guardia di finanza e polizia fanno annusare i ragazzi con i cani antidroga prima della campanella delle lezioni e dopo l'uscita. Da allora nessuno è stato trovato con degli stupefacenti nello zainetto, ma non per questo è stata abbassata la guardia. Da quando è iniziato l'anno scolastico pattuglie sono state viste frequentemente davanti agli istituti apuani. Anche ieri mattina.
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