Il Tirreno

«Il pirata ha le ore contate»

«Il pirata ha le ore contate»

Il procuratore Giubilaro è ottimista: prenderemo chi guidava il Suv

3 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. «A questo punto dell'indagine posso dire che il pirata della strada ha le ore contate. Abbiamo raccolto degli elementi che hanno ristretto ulteriormente il campo, ma abbiamo bisogno di 24 ore, al massimo 48, per far combaciare tutte le prove in nostro possesso e poi potremo dire che il caso è chiuso». A parlare è il procuratore capo Aldo Giubilaro: «Sono state utili le indicazioni che ci hanno fornito i testimoni che hanno visto quell'auto scappare da via dei Mori, ma molto hanno fatto i carabinieri. Se il pirata non si consegna alle forze dell'ordine siamo in grado di poterlo andare a prendere in casa sua». Di più Giubilaro non vuole dire, ma il sorriso con cui si congeda dai cronisti è tutto un programma: «Tranquilli, avrete tanta roba da scrivere».  Le parole del procuratore capo di fatto chiudono definitivamente la pista della vendetta da parte di qualcuno nei confronti di Prandina. Chi ha investito non lo ha fatto con dolo. C'è anche una sorta di profilo fatta dagli investigatori: si tratta di un massese che con tutta probabilità non abita neppure troppo distante dal luogo dell'incidente.  La rivelazione di Giubilaro segue il primo appello lanciato dagli inquirenti, quello che riguardava parenti e amici del pirata della strada. Perché la convinzione è proprio questa: l'automobilista assassino è sparito grazie a qualcuno che, in un modo o nell'altro, gli sta coprendo la fuga. La descrizione dell'auto (Suv scuro di marca giapponese o coreana), l'identikit (capelli brizzolati e tarchiato) sono elementi che almeno un qualche sospetto nei vicini - e perché no nei parenti - lo deve aver fatto venire. E se hanno questo sospetto, perché non parlano con le forze dell'ordine o con il diretto interessato?  Gli inquirenti sono convinti che la chiave per risolvere il caso la può dare solamente un conoscente del pirata della strada (o un familiare) perché lui non ha alcuna intenzione di costituirsi. Lo avrebbe già fatto o comunque si sarebbe già messo in contatto con un avvocato e le forze dell'ordine saprebbero tutto. Invece niente di tutto questo è avvenuto. Ma le parole di Giubilaro fanno intendere che in un modo o nell'altro il giallo sta per concludersi.  In mano l'Arma ha già diverse cose, anche un paio di numeri e una lettera della targa. Ma a quanto pare non riescono a farle combaciare con una vettura di grande dimensioni come può essere un Suv. Al momento sono almeno una ventina i fuoristrada visionati dai militari. Tutti con le caratteristiche indicate dai due testimoni. Non sono state rivelate tracce, poi, dell'urto con Prandina. Secondo quanto riferito dall'uomo che buttava la spazzatura, nella parte anteriore la macchina è rimasta ammaccata. Indizio utile, ma bisogna trovare la vettura per poterlo utilizzare.  Infine c'è mun altro dettaglio: più passano i giorni, più diventa difficile stabilire se chi era al volante del Suv assassino giovedì sera era sotto l'effetto dell'alcol o di stupefacenti. La sensazione che fosse alterato è forte: imboccare una via così stretta a velocità sostenuta è una vera e propria pazzia, basta trovarsi qualcuno davanti per non avere neppure il tempo di scansarlo. E così è successo.  Gli inquirenti comunque per ora non sono concentrati sul grado di possibile alterazione psicofisica del pirata. «Lo dobbiamo trovare, è inutile fare congetture prima. Ormai contestargli l'ebbrezza alcolica è impossibile». Tutti i dubbi, come ha garantito Giubilaro, saranno presto spazzati via. Appena l'uomo sarà in mano alle forze dell'ordine: «Questione di ore», parola di procuratore capo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze