Gioco
Il lavoro lo fai ora, ma te lo pago nel 2013
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AL LAVORO. Operai in strada in una foto darchivio Il Comune liquida i creditori anche dopo 2 anni. Volpi: colpa del patto di stabilità
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MASSA. Immaginate un muratore o un elettricista: qualcuno chiede un preventivo, affida il lavoro, controlla che tutto sia stato eseguito ad opera d'arte. Poi, però, quando si tratta di pagare, arriva la doccia fredda: niente soldi fino al 2013. Eppure è quello che capita a parecchie ditte o cooperative: fanno lavori per Palazzo civico, ma per il pagamento sono costrette ad attendere anche un anno e mezzo. E il risultato - spiegano alcuni piccoli imprenditori - è il collasso (o il rischio di collasso) per interi settori produttivi. Perchè tu assumi, acquisti materiale, insomma fai i conti con parecchie uscite, ma non riesci a mettere in cassa soldi. Così capita che qualcuno preferisca rinunciare di fronte alle proposte di Palazzo civico: meglio dire no, piuttosto che lavorare e incassare soldi dopo mesi, a volte anni. Se la cavano peggio proprio le aziende o coop che hanno più dipendenti e che, per il tipo di attività, sono costrette a spendere per comprare materiale. Per tirare avanti puntano sempre più spesso gli occhi sulle banche, sommando così alle spese vive anche quelle per gli interessi. Se la cavano meglio le cooperative che lavorano nel sociale: i loro pagamenti sono garantiti, va peggio, invece, per chi opera nel settore ambiente e lavori pubblici. Il Comune non si nasconde dietro un dito: l'assessore Alessandro Volpi sa che i problemi ci sono e - in tre parole - si chiamano patto di stabilità. Tradotto: il Paese ha troppi debiti, deve tirare la cinghia e chiede una mano (grossa) agli enti locali. Il Comune non può spendere oltre quanto stabilito per investimenti e lavori di straordinaria manutenzione. E se è necessario farlo? Beh, i pagamenti slittano. L'assessore entra nel dettaglio: «Il nostro problema - rafforza - è il patto di stabilità che insiste sulla cassa, sul secondo capitolo di spesa (investimenti appunto e non spese correnti). Noi abbiamo una finestra di pagamento cui attenerci» e quella finestra si riduce di anno in anno. Sempre meno soldi da spendere: nel 2008 ne avevamo - spiega Volpi - 18 milioni, quest'anno ne abbiamo 6 e il prossimo la cifra scenderà a 4. «Per le spese del primo capitolo (spese correnti) siamo in grado di garantire il 90% dei pagamenti nel corso dell'anno». Un esempio: le mense, quello che chiedo lo pago nell'anno in cui viene erogato il servizio. Per il resto, tutto si complica e la percentuale dei pagamenti garantiti nell'anno scende in picchiata, sotto il 50%. E di mezzo c'è la manovra, con i tagli ai trasferimenti. Ora l'unica speranza è che in quella manovra siano previsti "premi" per i comuni virtuosi, visto che Massa dovrebe essere tra quelli. Insomma - patto o non patto - le ditte soffrono. E, in periodo di crisi, il pubblico rimane l'unica risorsa, garanzia di lavoro. Invece, il patto lega le mani. E la piccola imprenditoria soffre: non riceve proposte da privati, è spesso costretta a dire no al pubblico. C.S.
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