La manifestazione
Lavoro a rischio. Il sindaco di Aulla ancora in attesa della visita promessa dal sottosegretario Giuseppe Cossiga
Ex Marimuni, in venti anni persi 150 posti su 450
Gianluca Uberti
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Il Cima di Aulla meglio conosciuto come Marimuni Allarme della Cisl: soluzioni veloci altrimenti lo stabilimento sarà in crisi nera entro il 2015
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AULLA. Tira una brutta aria sul futuro dello stabilimento militare Cima (Centro interforze munizionamento avanzato) di quartiere Gobetti, precedentemente conosciuto come Marimuni, e che dà lavoro a tanti lunigianesi. Infatti, me4ntre il sindaco di Aulla, Roberto Simoncini, afferma che non vi sono novità sul futuro dell'insediamento e quindi rimane in attesa della visita di Giuseppe Cossiga (figlio dello scomparso ex presidente della Repubblica), sottosegretario alla difesa del Governo Berlusconi, la Cisl ha qualche motivo di preoccupazione in più. Il segretario generale della Funzione pubblica provinciale del sindacato, Pierluigi Trivelli, spiega che «se entro il 2015 non vi sarà un minimo di turn over fra i dipendenti, si rischia di precipitare in una crisi totale». A supporto di questa tesi, che desta un certo allarme, Trivelli porta un dato più significativo di tanti discorsi: da fine anni Novanta a oggi sono più di 150 i posti di lavoro in meno fra il personale civile del Cima; erano circa 450, ora sono 296 i dipendenti civili dello stabilimento militare. Un calo costante e inesorabile e il rischio è che acceleri ulteriormente negli anni a venire, visto che l'età media dei dipendenti è di cinquant'anni. «Occorrerebbero - aggiunge Trivelli - almeno 29 ingressi in più da qui al 2015 per tenere sopra la soglia della sopravvivenza lo stabilimento, come stimato dall'amministrazione del Cima». Un'altra crisi occupazionale, quella del Cima appunto, che era esplosa, inattesa, un anno fa, andando ad aggiungersi alla ditta Costa e all'Ica. Ne aveva dato notizia proprio Simoncini durante un consiglio comunale. Ma che cosa renderebbe precaria la situazione dello stabilimento? Il fatto che l'anzianità di servizio della maggior parte dei dipendenti Cima potrebbe portare, nell'arco di 6-7 anni, per effetto pensionistico, al quasi azzeramento del personale dipendente: «Se non sarà garantito un giusto turn over, avremo - lanciava l'allarme il consiglio comunale aullese - una perdita di 300 unità lavorative, fatto gravissimo per la Lunigiana». Va sottolineato che il Cima di Aulla è uno stabilimento industriale del Ministero della difesa (ambito Marina Militare) e si occupa di lavorazioni su manufatti esplosivi e di munizionamento per sistemi d'arma complessi aerei e subacquei (missili, siluri e cariche subacquee di minamento e controminamento). Lo stabilimento in questione è la più grande realtà industriale della provincia di Massa Carrara, occupando oltre 650 persone tra personale civile e militare: «Risulta, inoltre essere - secondo il documento approvato dal consiglio comunale aullese - estremamente prezioso e insostituibile per gli abitanti della Lunigiana, nonché di fondamentale ausilio all'industria privata del settore difesa». Nel periodo d'oro dell'insediamento della Marina Militare, ossia negli anni '70-'80, il sogno di moltissimi lunigianesi era proprio l'assunzione all'allora Marimuni: per altrettanti rimase però una chimera.
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