Il Tirreno

L'accusa degli inquirenti: «Qualcuno sta aiutando il pirata della strada»

L'accusa degli inquirenti: «Qualcuno sta aiutando il pirata della strada»

Se è uno della zona è impossibile che nessuno sappia

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MASSA. Continua la caccia al Suv pirata che ha ucciso l'avvocato Diego Prandina in via dei Mori giovedì sera. I carabinieri non si stanno risparmiando, hanno esteso le ricerche anche al territorio emiliano, giusto per non lasciare nulla di intentato. Da qualche ora negli investigatori è nata una convinzione: l'automobilista assassino è sparito grazie a qualcuno che, in un modo o nell'altro gli sta coprendo la fuga. Arma e procura, l'indagine è condotta dal sostituto procuratore Vito Bertoni, credono che al volante del fuoristrada quella sera ci fosse una persona della zona, o quantomeno uno che conosce bene i Quercioli e sa che facendo un piccolo tratto contromano può evitare il semaforo di via delle Cinque Vie. Se è uno della zona è impossibile, vista l'eco che ha avuto la notizia della morte del legale, anche sui media nazionali, televisioni comprese, che nessuno lo conosca. Il Suv scuro di marca giapponese o coreana, la descrizione fisica (capelli brizzolati e tarchiato) sono elementi che almeno un qualche sospetto nei vicini - e perché no nei parenti - lo deve aver fatto venire. E se hanno questo sospetto perché non parlano con le forze dell'ordine o con il diretto interessato? Se è stato un incidente - e ormai la linea investigativa pare essere proprio questa - gli conviene collaborare. L'accusa è di omicidio colposo.

Il discorso fatto per un pirata della strada massese comunque vale anche per uno che arriva da fuori: la notizia è girata un bel po' su tv, giornali e Internet. Chi sa deve parlare, non ci sono altre possibilità. Chi tace dal punto di vista penale, a meno che non nasconda l'auto, non rischia nulla; però non fa il bene dell'investitore.

Visto il totale silenzio da parte di eventuali testimoni e visto che nessuno ha pensato di costituirsi i carabinieri stanno vagliando anche un'altra ipotesi: al volante della Jeep poteva esserci uno straniero, che ha pochi legami sia con la provincia apuana sia con le zone limitrofe. Conosce la zona - perché altrimenti non poteva sapere di quel trucchetto per evitare il semaforo rosso -, ma non ha alcun tipo di legame né con persone o cose che potrebbero servire per identificarlo. Sia chiaro: la targa del veicolo è italiana (lo confermano le persone che lo hanno visto in via dei Mori), ma questo non esclude la possibilità che il proprietario venga da un altro paese. E non è detto neppure che sia particolarmente facoltoso, perché ci sono modelli di Suv che possono costare anche meno di ventimila euro. Insomma, il ventaglio di possibilità è sempre ampio.

Gli inquirenti sono convinti che la chiave per risolvere il caso la può dare solamente un conoscente del pirata della strada (o un familiare) perché il pirata della strada non ha alcuna intenzione di costituirsi. Lo avrebbe già fatto o comunque si sarebbe già messo in contatto con un avvocato e le forze dell'ordine saprebbero tutto. Invece niente di tutto questo è avvenuto. Sabato pomeriggio i carabinieri hanno fatto un altro sopralluogo in via dei Mori, ma non c'era molto da scoprire: la dinamica che avevano ipotizzato subito dopo l'investimento è stata confermata anche dal medico legale. L'avvocato Prandina è stato ucciso dalla ruota posteriore del Suv che gli ha martoriato il cranio. Piuttosto i militari volevano capire dove ha proseguito la sua fuga il fuoristrada dopo aver incrociato uno dei vicini davanti ai bidoni della spazzatura. L'idea che prevale resta quella dei Quercioli, ma c'è anche la consapevolezza che dopo tre giorni di ricerche quell'auto doveva saltare fuori se era ancora così vicina.

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