Italia
Suv uccide legale: è giallo
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Nella foto grande il luogo dellincidente; a sinistra la vittima Diego Prandina e in basso il procuratore Aldo Giubilaro La pista è l'auto pirata, ma anche l'omicidio volontario
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MASSA. Aveva appena detto alla sua compagna Sonia, che da poco lo aveva reso padre per la seconda volta, che stava rientrando. Era arrivato al cancello della abitazione di via dei Mori 22 e si era chinato per infilare le chiavi nella serratura, quando un grosso Suv di colore scuro a fari spenti gli è piombato addosso ad alta velocità. Quel fuoristrada che correva contromano sulla stradina che costeggia via Romana non ha lasciato scampo all'avvocato Diego Prandina, 48 anni. La ruota posteriore della vettura gli ha schiacciato la testa e non si è fermata, neppure quando pochi metri più in là ha incrociato un'altra auto. È sgommata via lasciando per terra il corpo senza vita del legale spezzino. Una dinamica strana, tanto che gli inquirenti non possono escludere che si tratti di un investimento volontario. Oppure di un tentativo di spaventare l'uomo finito in tragedia. Anche se l'ipotesi che trova più credito è quella di un pirata che ha capito di aver ucciso una persona e ha scelto di scappare. «Per noi è un omicidio colposo, ma esiste la possibilità che possa trattarsi di un gesto volontario - dice il procuratore capo Aldo Giubilaro -. Per completezza dell'indagine abbiamo disposto l'autopsia e domani (oggi, ndr) ne potremo sapere di più. Ma ripeto, si tratta più di uno scrupolo che di una convinzione vera e propria». Parole che però non smontano una vicenda che ha tutte le potenzialità di un giallo. Prandina era un avvocato del foro di La Spezia piuttosto affermato. E chi lo conosceva ai carabinieri ha detto che non era tranquillo negli ultimi tempi: vuoi per la separazione dalla moglie, vuoi per alcuni problemi legati alla sua professione che lo tormentavano. Anche se con la nuova compagna e la nascita del piccolo Giorgio, un bimbo di due mesi appena, aveva ritrovato una certa serenità. Ma i racconti degli amici del legale hanno fatto drizzare le antenne agli inquirenti che hanno cominciato a valutare l'ipotesi dell'investimento volontario da parte di qualcuno che poteva nutrire del rancore nei suoi confronti. Chi? Bocche cucite, anche perché si tratta di un'ipotesi tutta da verificare. È proprio la dinamica dell'incidente a far pensare che forse dietro a questo episodio non c'è soltanto un pirata della strada e ad alimentare un mistero che altrimenti forse non sarebbe mai nato. Erano quasi le 21 di giovedì sera: la luce era poca, il Suv era a fari spenti però aveva la visuale completa di via dei Mori. Tanto ha contribuito la velocità e soprattutto il fatto che viaggiasse contromano. Può sembrare strano che una macchina percorra a tavoletta una stradina così, ma chi abita in quella via si lamenta proprio di questo: per evitare il semaforo di via Romana le vetture percorrono quelle poche centinaia di metri contromano prendendosi gli insulti di chi invece segue il codice della strada. Ma solitamente chi lo fa va lentamente, in modo da fermarsi davanti a un ostacolo imprevisto (una vettura o un pedone). Eppoi il vantaggio si ha soltanto se si svolta ai Quercioli e in quella frazione - la prima a essere setacciata - non è stato trovato nulla. Insomma, una matassa ingarbugliata da elementi che portano a escludere la volontarietà e altri che la mettono in primo piano. C'è da capire anche in che modo il Suv ha colpito Prandina. In un primo momento, complice la voce incontrollata che diceva che l'auto era passata sopra la vittima più volte, era sembrato che l'investimento fosse voluto. Poi i carabinieri hanno fatto chiarezza spiegando che il fuoristrada era passato con la ruota posteriore sopra la testa dell'avvocato spezzino uccidendolo sul colpo (probabilmente dopo averlo centrato col paraurti anteriore). E che l'ipotesi più accreditata era quella che a farlo era stato un pirata della strada, poi fuggito alle sue responsabilità. Ma come ha fatto a schiacciargli la testa? Prandina è caduto perché spaventato dall'arrivo della vettura? Oppure si è buttato in terra per evitare di essere travolto? Oppure era semplicemente piegato nel gesto di infilare le chiavi nel cancello? La caccia al pirata è partita giovedì sera. Proprio dai Quercioli. I carabinieri hanno provato a battere le strade intorno a via dei Mori, ma non hanno trovato nulla. Ieri mattina invece è cominciata la ricerca vera e propria del fuoristrada e di chi era al volante. Il problema è che i militari hanno sì circoscritto il campo di ricerca delle vetture che hanno le stesse caratteristiche del Suv descritto dal vicino (scuro e di marca giapponese) alle province di Massa-Carrara, Lucca e La Spezia, ma sono sempre tanti i veicoli che la banca dati ha indicato. Quindi o il pirata si consegna spontaneamente oppure ci vorrà qualche giorno prima di arrivare a lui. Più il tempo passa però più il giallo si infittisce. Se è stato un incidente il colpevole si consegnerà, altrimenti... Adesso non resta che attendere l'esito dell'autopsia che sarà eseguita dal medico legale Maurizio Ratti oggi pomeriggio all'ospedale Versilia. L'esame autoptico potrà dire una parola definitiva sulla dinamica: colposa o volontaria. Gli inquirenti sembrano non avere dubbi, ma intanto hanno deciso di andare fino in fondo per scoprire la verità.
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