Il Tirreno

«Un rumore strano e poi fumo dalle finestre» La paura dei vicini

Gabriele Dini
I carabinieri nella casa dove è avvenuta la tragedia
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I carabinieri nella casa dove è avvenuta la tragedia

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CARRARA. «Abbiamo sentito un tonfo, come di qualcosa di pesante che cadesse. Non sembrava che fosse accaduto qualcosa di pericoloso. Poi abbiamo visto uscire il fumo dalla finestra». Via Vicinale Macchia si trova in una tranquilla zona residenziale di Marina di Carrara. Lungo la strada tante villette con giardini ben curati. E nemmeno la tragedia avvenuta ieri mattina sul principio sembrava qualcosa in grado di turbare quella apparente serenità.  Nessun botto, nessuna violenta esplosione, nessun incendio pronto a divorare le case dei vicini. Il dolore si è diffuso nel quartiere a passi felpati, ma è stato comunque grandissimo.  Alle 8, al momento della morte di Ndue Nikolli, 49 anni, nessuno dei residenti delle villette confinanti con l'edificio di via Macchia 58 ha sentito rumori di alcun tipo.  E l'allarme nel vicinato si è diffuso solo all'arrivo dei vigili del fuoco.  Gli unici a udire qualcosa sono stati gli abitanti di quella palazzina rosa. «Abbiamo sentito quel rumore - racconta una residente del piano sottostante a quello dell'appartamento della famiglia Nikolli e poi tutto sembrava finito. Solo quando abbiamo visto il fumo uscire dalle finestre abbiamo iniziato ad avere paura».  I vicini sono subito saliti lungo le scale della palazzina per andare a bussare alla porta di quella famiglia albanese conosciuta da tutti e descritta come riservata ma sempre amichevole e pronta adare una mano a tutti.  I residenti della palazzina hanno provato a bussare alla porta. Più volte. Dalla casa solo fumo e silenzio.  Così sono partite le chiamate a vigili del fuoco e carabinieri e qualcuno ha anche provveduto ad avvertire i familiari di Nikolli.  Quando i vigili del fuoco sono arrivati nella strada l'allarme si è diffuso anche tra i vicini.  «Mio figlio abita in quel palazzo - spiega una donna che vive poco lontano - e in quel momento in casa c'era mia nuora. Sono subito corsa a vedere cosa stesse accadendo. E'una cosa terribile».  Il dolore in via Macchia ieri mattina era grande. Tutti conoscono la famiglia Nikolli, soprattutto i ragazzi. Il più grande, Artan (ma ribattezzato Nicola da molti dei vicini), era solito aiutare i vicini.  Una signora con i capelli bianchi abbraccia la vedova, cerca di consolarla. Poi racconta, in lacrime.  «E'una tragedia terribile - spiega la donna - tutti qui conoscono quei ragazzi e i loro genitori. Il figlio più grande viene spesso qui e aiuta mio marito che è malato, oppure dà una mano a sistemare la legna. Sono tanto addolorata per quello che è accaduto».  Altri residenti della zona si avvicinano, si informano. Poi si allontanano scuotendo la testa, dispiaciuti per l'accaduto.  Qualcuno racconta di qualche litigio, come accade in molte altre famiglie. A volte per i rumori erano stati chiamati i carabinieri. L'ultima volta è accaduto proprio mercoledì sera, a poche ore dalla tragedia. Ma ancora una volta i militari sono tornati indietro, rassicurati dagli stessi membri della famiglia Nikolli.  Insomma, niente che possa essere collegato a quella inaspettata tragedia che secondo le prime ricostruzioni sarebbe da attribuire a un fornello difettoso.  E anche se in via Macchia ieri era già tornato a regnare il silenzio, per tutti sarà difficile cancellare il dolore che ha colpito i Nikolli.

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