Il Tirreno

Ucciso dal gas esploso in cucina

Cinzia Carpita
Ucciso dal gas esploso in cucina

Muratore di 49 anni, padre di 4 figli, investito dalla fiammata

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MARINA DI CARRARA. E' morto ustionato in pochi istanti, investito in pieno dalla fiammata del gas metano che si è incendiato, per una perdita (questi i primi riscontri dei vigili del fuoco) da un tubo che alimenta i fornelli. Avrà forse acceso la luce, o un fiammifero, o un fornello, una qualsiasi fonte di innesco della scintilla, e per lui è stato l'inferno. La vita di Ndue Nikolli, muratore di origine albanese, 49 anni, sposato e padre di quattro figli, si è spezzata poco prima delle 8 di ieri mattina, nella cucina della sua abitazione in via della Macchia 58, in una palazzina rosa dove abitano altre quattro famiglie.  Qualche vicino, ha sentito solo un sordo rumore, poi è stato visto del fumo uscire da una finestra ed è stato dato l'allarme. In casa, secondo gli accertamenti, c'era solo il quarantenovenne, che probabilmente stava accingendosi a fare colazione. La moglie e i figli erano già usciti. La donna è altri congiunti, avvisati dell'accaduto, sono accorsi: urla e pianti sono risuonati a lungo nella casa, senza che nessuno potesse far nulla per alleviare quell'immenso dolore.  E fra i quattro figli, è toccato a quello maggiore, Artan di 24 anni, il crudele destino di vedere per primo il padre privo di vita. Il ragazzo, rendendosi conto della perdita del genitore, ha avuto un gesto di disperazione, ed ha colpito una vetrata, come volesse dare un pugno alla morte. Si è ferito gravemente a un braccio, poi è svenuto.  Nel frattempo il luogo si era affollato di vigili del fuoco, di personale del 118, di carabinieri. Mentre il giovane veniva portato all'ospedale (dove dopo le medicazioni al braccio è stato ricoverato in ortopedia), venivano svolti gli accertamenti.  L'identificazinoe della salma, martoriata dalle ustioni, non è stata immediata. Tanto che i vicini, in strada, si chiedevano chi fosse la vittima. Poi con il passare dei minuti, tutti hanno saputo che a perdere la vita era stato Ndue Nikolli.  Nella strada è calato un grande silenzio, i vicini si sono tenuti a rispettosa distanza da quel luogo di lutto e di dolore. Esprimendo solo sentimenti di angoscia e di cordoglio.  Nell'appartamento al primo piano della palazzina rosa, si sono fermati a lungo i carabinieri, i vigili del fuoco, gli uomini della protezione civile, il medico legale dottor Maurizio Ratti che ha eseguito i primi accertamenti sulla salma, che si trovava stesa a terra, supina, davanti alla cucina a gas alimentata dal metano. La vampata improvvisa non ha dato il tempo al quarantanovenne di allontanarsi per sottrarsi al calore che lo ha investito. Un minuto prima, un locale in ordine con le suppellettili pulite, al loro posto; un minuto dopo un corpo senza vita, e tutto intorno, oggetti e pareti anneriti dal fumo.  Quando i vigili del fuoco sono entrati nella stanza, c'erano ancora fiammelle accese. Dai primi accertamenti, ci sarebbe stata una perdita accidentale di gas da un tubo, le valutazioni sono in corso. Se il metano avesse saturato lo stabile, le conseguenze avrebbero potuto essere ancora più gravi, anche se il bilancio effettivo, cioè la morte di un uomo, è già una tragedia immensa.  I pompieri hanno provveduto a far staccare l'erogazione del metano nella palazzina che ha due ingressi: da uno entrano due famiglie, e dall'altro sul retro, altre tre.  Sono stati i residenti del piano terra ad avvertire maggiormente lo strano rumore sordo al primo piano, prima che il fumo uscisse dalla finestra. Nel corso del sopralluogo dei vigili del fuoco è stata anche valutata l'eventualità di uno sgombero cautelare, poi esclusa. La palazzina è stata dichiarata agibile, non sono stati riscontrati problemi strutturali a seguito della deflagrazione al primo piano.  Ma i carabinieri hanno posto sotto sequestro l'appartamento della tragedia, per cui, in attesa di potervi rifare ritorno, la famiglia Nikolli è stata ospitata da amici.

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