Avvocato travolto più volte da un'auto: non è escluso l'omicidio
Tra gli inquirenti è maturata la possibilità che non si tratti di un 'normale' incidente stradale. L'avvocato Prandina esercitava la professione a La Spezia; a Massa viveva con la compagna e il figlio.
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Un avvocato di La Spezia, Diego Prandina, 48 anni, è morto per esser stato travolto da un'auto davanti alla sua abitazione a Massa. Per le ferite e i traumi riportati, l'auto potrebbe essere passata più di una volta sul corpo: secondo un'ipotesi dei carabinieri il presunto accanimento sull'uomo - da dimostrare con l'autopsia prevista domani - non fa escludere che possa trattarsi di un omicidio. L'avvocato è stato investito in una strada privata, a senso unico, ieri verso le 20.30, e non è stato soccorso dal conducente del veicolo, che è fuggito via.
Sul posto i carabinieri di Massa e il medico legale. Nel corso delle ore tra gli inquirenti è maturata la possibilità che non si tratti di un 'normale' incidente stradale. L'avvocato Prandina esercitava la professione a La Spezia; a Massa viveva con la compagna e il figlio. I carabinieri di Massa sono sulle tracce di un fuoristrada scuro, quello che secondo le prime testimonianze avrebbe investito e ucciso Diego Prandini. L'uomo stava rientrando in casa dopo una giornata di lavoro, quando, proprio in prossimità del cancello dell'abitazione è stato investito.
Il veicolo, un fuoristrada scuro, ha imboccato Via dei Mori contromano e a velocità piuttosto sostenuta. Dietro l'angolo, il veicolo ha travolto l'avvocato. L'impatto è stato violento ed ha attirato l'attenzione di alcuni residenti: uno avrebbe imprecato verso il conducente dell'auto per la condotta di guida irresponsabile ed uno avrebbe visto il mezzo allontanarsi in gran fretta. Quest'ultimo ha avvertito il 112. Nel pomeriggio il medico legale della procura effettuerà l'esame esterno del cadavere: domani l'autopsia all'obitorio dell'ospedale Versilia.
L'uomo viveva a Massa assieme alla compagna, da tempo stava affrontando la separazione dalla sua attuale moglie. Prandina era salito agli onori della cronaca alcuni anni fa, quando assieme al collega Paolo Cargioli (con il quale condivideva lo studio di via XXIV Maggio alla Spezia) era riuscito ad ottenere per i suoi assistiti, circa un centinaio tra la Liguria e la Toscana, numerosi risarcimenti per le lungaggini dei procedimenti giudiziari nell'ambito del crac Mugnai: un riconoscimento allora reso possibile grazie al ricorso (che si rifaceva direttamente alla legge Pinto) vinto in Corte d'Appello a Torino che obbligò l'allora ministero di Grazia e Giustizia a rifondere ai creditori truffati dal finanziere amegliese mille euro per ogni anno di attesa per l'eccessiva lunghezza del procedimento fallimentare.
Sul posto i carabinieri di Massa e il medico legale. Nel corso delle ore tra gli inquirenti è maturata la possibilità che non si tratti di un 'normale' incidente stradale. L'avvocato Prandina esercitava la professione a La Spezia; a Massa viveva con la compagna e il figlio. I carabinieri di Massa sono sulle tracce di un fuoristrada scuro, quello che secondo le prime testimonianze avrebbe investito e ucciso Diego Prandini. L'uomo stava rientrando in casa dopo una giornata di lavoro, quando, proprio in prossimità del cancello dell'abitazione è stato investito.
Il veicolo, un fuoristrada scuro, ha imboccato Via dei Mori contromano e a velocità piuttosto sostenuta. Dietro l'angolo, il veicolo ha travolto l'avvocato. L'impatto è stato violento ed ha attirato l'attenzione di alcuni residenti: uno avrebbe imprecato verso il conducente dell'auto per la condotta di guida irresponsabile ed uno avrebbe visto il mezzo allontanarsi in gran fretta. Quest'ultimo ha avvertito il 112. Nel pomeriggio il medico legale della procura effettuerà l'esame esterno del cadavere: domani l'autopsia all'obitorio dell'ospedale Versilia.
L'uomo viveva a Massa assieme alla compagna, da tempo stava affrontando la separazione dalla sua attuale moglie. Prandina era salito agli onori della cronaca alcuni anni fa, quando assieme al collega Paolo Cargioli (con il quale condivideva lo studio di via XXIV Maggio alla Spezia) era riuscito ad ottenere per i suoi assistiti, circa un centinaio tra la Liguria e la Toscana, numerosi risarcimenti per le lungaggini dei procedimenti giudiziari nell'ambito del crac Mugnai: un riconoscimento allora reso possibile grazie al ricorso (che si rifaceva direttamente alla legge Pinto) vinto in Corte d'Appello a Torino che obbligò l'allora ministero di Grazia e Giustizia a rifondere ai creditori truffati dal finanziere amegliese mille euro per ogni anno di attesa per l'eccessiva lunghezza del procedimento fallimentare.
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