Il Tirreno


Morto l'oste che non serviva i tedeschi

Cinzia Carpita
“Ometto” con la reporter tedesca Digne Meller Marcovicz
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“Ometto” con la reporter tedesca Digne Meller Marcovicz

Addio all’ex partigiano “Ometto”: niente crucchi nel suo ristorante aperto nel 1946 a Bedizzano. Ha fatto una sola eccezione per un'antinazista. Oggi i funerali al suono di Bella Ciao

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CARRARA. «I tedeschi? Qui non entrano, qui non mangiano». Di partigiani Carrara ne ha avuti tanti, ma Francesco Farsetti, da tutti conosciuto come "Ometto" da cui prese il nome la storica trattoria che aprì nel 1946 e oggi gestita dalla figlia Lorena nel paese di Bedizzano, le atrocità della guerra non le aveva mai dimenticate al punto che nel suo ristorante i tedeschi non ce li ha mai fatti entrare, eccetto una storica volta nel 2008, dopo 62 anni di porta sbarrata. Ometto è morto martedì scorso a 89 anni, e la notizia ha fatto velocemente il giro del comune, suscitando cordoglio e tanti ricordi di questa figura tutta d'un pezzo di partigiano combattente della gloriosa Brigata Garibaldi. Francesco Farsetti da anni vedovo, viveva con la figlia Lorena, il genero Fabrizio e i nipoti Ambra e Daniel.

«Lui i tedeschi non poteva vederli, - racconta la figlia Lorena - aveva visto uccidere tante persone in tempo di guerra, tante donne incinte fucilate. Ricordi duri. Non ha mai perdonato. Quelle vicende me le raccontava, per lui era un ricordo vivo, ricorrente. Un'esperienza che l'ha segnato». «Negli ultimi mesi era debilitato dalla malattia, ma finché ha potuto veniva in trattoria. Avrebbe voluto muoversi, andare in giro, non era di quelli che se ne stanno a letto, andava a tutte le iniziative dell'Anpi di cui faceva parte». E ieri, alla casa di Bedizzano, l'associazione partigiani ha collocato la propria bandiera in segno di omaggio. E oggi lo accompagnerà per l'ultimo viaggio, dall'obitorio dell'ospedale (ore 15) fino alla casa di Bedizzano dove suonerà la banda, perché lui ha voluto così. E poi al cimitero del paese.  

La figlia racconta di un padre tenace: «Non ha mai fatto pace con i tedeschi. Non li ha mai fatti entrare fino al 2000, cioè fin quando il ristorante è stato un circolo Arci. Allora poteva dire "Se non ha la tessera, dell'Arci o dell'Anpi, fuori"». Dal 2000 il circolo è diventato trattoria e la figlia non fa differenze nella clientela «anche se di tedeschi da queste parti non se ne vedono tanti».  Ma un'eccezione Ometto la fece, nell'agosto del 2008: nella trattoria in mezzo alle Apuane, accolse una reporter tedesca di Berlino. Seppe che era anarchica e antinazista dichiarata. Le imbandì la tavola sotto il pergolato, brindò con lei, con del buon vino locale, fra un fumante minestrone e baccalà marinato. E lo fece proprio il giorno della ricorrenza dell'eccidio di S. Anna di Stazzema.

A Carrara si parlò a lungo di quell'"armistizio", di un solo giorno, fra Ometto e la Germania, del suo incontro con la reporter Digne Meller Marcovicz.  E sotto quel pergolato all'ombra delle cave di marmo, si unirono due storie: «Ho visto i massacri di gente inerme, compiuti dagli aguzzini delle SS di Walter Reder. Come posso servire i discendenti di tanta barbarie. I miei morti ammazzati si rivolterebbero nelle fosse comuni dove li avevano scaraventati», dichiarò Ometto al Tirreno nel 2008. Ma provò un sentimento di vicinanza verso Digne Marcovicz, la cui famiglia di ebrei, tedeschi e olandesi fu distrutta dai nazisti. Una sorella decapitata in carcere, dal regime di Hitler. Un tempo nella trattoria "Da Ometto", era anche appesa una foto di 360 partigiani caduti negli scontri con i tedeschi nel 1944-45. «Quella foto si è deteriorata - dice la figlia - e l'abbiamo tolta».  Ma la storia dell'ex partigiano, ora che se n'è andato, è più nitida che mai.  Farsetti era membro della sezione comunale dell'Anpi, e il 9 aprile scorso aveva ricevuto, in una cerimonia nel ridotto del teatro Animosi, assieme a tanti altri invitati dall'Associazione nazionale Partigiani, la pergameno ad honorem di partigiano combattente.  

Il cordoglio. Queste le parole con cui il sindaco Angelo Zubbani ha espresso le condiglianze alla famiglia di Francesco Farsetti. «A nome mio personale, dell'amministrazione comunale e della città tutta desidero esprimere il cordoglio per il lutto che vi ha colpito. Tutti ricordano il Partigiano Francesco Farsetti "Ometto". Un uomo che nel corso della sua vita ha sempre tenuto fede agli ideali della Resistenza durante la lotta di Liberazione di Carrara: ideali che ne hanno sempre caratterizzato l'esistenza anche come cittadino, in tempo di pace. Uomini come Francesco Farsetti "Ometto", restano impressi nella memoria personale e collettiva di tutti coloro che hanno avuto, come è stato per me, il privilegio di incontrarlo».  

Luca Ragoni, presidente del consiglio comunale, parla a nome proprio e del consiglio: «"Ometto" era uno degli ultimi testimoni oculari di stragi nazifasciste come quella Bergiola. Lui non aveva mai perdonato tali barbarie, era sempre vivo il lui il ricordo della Resistenza».  

Il partito dei Carc e l'Associazione Solidarietà Proletaria, si stringono attorno ai familiari. «L'esempio di battaglia di Ometto ce lo porteremo sempre dentro nel cuore e nell'anima - dice Marco Lenzoni - Francesco ci ha insegnato la strada». Condoglianze alla famiglia, anche da parte della redazione del "Tirreno".  

Facebook. Anche il popolo di Facebook rende omaggio a Ometto. Uno ricorda che si presentò 25 anni fa al suo ristorante con un'amica tedesca e lui gli fece «una sceneggiata»; un altro, racconta di quando stappò una bottiglia di "quel bon che fa frisciare gli oreci". Un altro dice di lui: "Una gran cara e limpida persona".

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