Il Tirreno

I lupi fanno strage nel gregge

Monica Magagnini
<b>PASTORI.</b> Dopo il rientro a Pian D&#146;Alma
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PASTORI. Dopo il rientro a Pian D’Alma

Pastori costretti a "fuggire" da Sassalbo per salvare gli animali

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 MASSA MARITTIMA. Transumanza interrotta per l'attacco dei lupi alle greggi. Trecentosettanta pecore di razza massese provenienti da Sassalbo sopra Fivizzano (mille e cinquecento metri sull'Appennino di Massa Carrara), una decina di cani, i pastori Luciano, Sergio, Dino e Franca Giannarelli, due enormi camion a tre piani di Omar e Orless Guerra da Salvaterra di Casagrande (Reggio Emilia), gli spazi e i recinti del podere Laschetti di Lio Manganelli (l'erede di Santi e Giotto), sono stati i protagonisti dell'ultima transumanza, nell'agro scarlino- castiglionese di Pian d'Alma.  «In passato il rientro delle greggi - spiegano i Giannarelli - avveniva nella seconda settimana di ottobre. Quest'anno a causa dell'assalto dei lupi abbiamo dovuto anticipare il viaggio di ritorno di circa un mese. Purtroppo quest'estate, dopo la reintroduzione di questi predatori sui monti dell'Orecchiella, e i ripetuti attacchi, abbiamo chiamato la ditta Guerra, che si occupa da 40 anni del trasporto animali vivi, già ai primi di settembre. C'era la necessità impellente di preservare le pecore e riportarle, al sicuro, in Maremma». «Pecore e agnellini - continuano nel loro racconto i pastori - hanno subito un primo assalto a metà stagione. Tre animali sono stati uccisi. Pochi giorni fa il branco di lupi ha colpito ancora assalendo le pecore, nel castagneto di nostra proprietà a Sassalbo, e altre sette sono state sbranate, con danni poi a quelle incinte che abortiscono, a quelle che per lo spavento producono meno latte, a quelle che scappano terrorizzate sui greppi e non si ritrovano. Non si poteva rischiare oltre».  Sabato scorso chi ha assistito alle operazioni di rientro (addetti ai lavori, curiosi e fotografi di passaggio, turisti al rientro da Calaviolina) è rimasto sicuramente ammaliato: dall'improvviso fiume in movimento delle pecore nere leste a guadagnare terra dagli scivoli posteriori, dopo che i tre scomparti dei camion venivano a turno abbassati automaticamente; dalla cantilena belante caratteristica dei ruminanti di razza massese, accompagnata dal tintinnio dei campanacci, mossi dall'incedere collettivo in circolo, avanti e indietro sull'erba o dai salti liberatori dei singoli animali.  «Siamo gli ultimi transumanti - conferma Dino, classe 1935, il più anziano dei tre fratelli Giannarelli - delle pianure segnate dai fiumi Pecora, Alma, Bruna e Ombrone. In dodici ore, grazie ai mezzi di trasporto moderni, andiamo sull'Appennino nei luoghi dei nostri avi, tra i quali quelli più prossimi: la mamma Delfina Pancini il babbo Carlo e il nonno Fiorenzo. Ad ottobre, sempre in dodici ore circa, preparazione compresa, torniamo al piano».  Prima la transumanza era fatta a piedi e ci volevano dodici giorni ad andare e - sono parole di Dino Giannarelli, che pur in pensione non rinuncia ad aiutare i suoi in estate e durante gli spostamenti - dodici giorni a tornare. La transumanza moderna nella nostra pianura costiera sopravvivrà fino a quando i Giannarelli e soprattutto Sergio (classe 1949) e Luciano (1951), nati nel castiglionese ed oggi insediati presso la Torre di Pian d'Alma, avranno le forze e conserveranno la passione per questo "mestiere primordiale", che lega davvero l'uomo in modo diretto alla natura, pressoché ignorato dai governi, perchè come dicono i Giannarelli: «i pastori lavorano, non hanno mai avuto la cassa integrazione cha ha foraggiato la grande industria, non fanno sciopero e non hanno mai dato noia a nessuno, producendo alimenti primari e genuini per tutti».

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