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TUTTA LA VICENDA
Dal commissariamento al sistema degli assegni
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IL PM. Alberto Dello Iacono 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Tutto comincia l'11 ottobre dello scorso anno. La Regione non approva il bilancio 2009 dell'Asl apuana: non torna una posta di 60 milioni di euro, relativa alla gestione stralcio (ai tempi in cui le aziende sanitarie in Provincia erano due). Quei 60 milioni nel bilancio risultano un credito nei confronti della Regione. Ma Firenze quel debito non ce l'ha. L'11 ottobre scatta, quindi, il commissariamento, si dimettono i vertici e, alla guida dell'Asl, arriva Maria Teresa De Lauretis (che poi diventerà il nuovo direttore). Dieci giorni dopo, Enrico Rossi, presidente della Regione si rivolge alla Procura e chiede a Federico Manotti, allora procuratore capo facente funzioni, di indagare sul buco. Si apre l'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Alberto dello Iacono. Inizialmente gli indagati sono due: il direttore generale Antonio Delvino (per cui verrà formulata solo l'ipotesi di false comunicazioni sociali) e il direttore amministrativo, Ermanno Giannetti che avrebbe ammesso alcuni episodi di peculato. Dalle indagini sarebbe emerso un giro d'assegni attraverso i quali i soldi fuoriuscivano dalle casse dell'azienda per confluire, almeno in parte, in un tesoretto nei balcani. Nel mirino sarebbero finiti - ma l'Asl non lo ha mai confermato - anche parecchi intestatari di assegni: gli inquirenti avrebbero tentato di capire chi di loro fosse al corrente che quei titoli di credito erano dell'azienda e chi invece non ne sapeva nulla. Intanto il buco da 60 milioni, diventa una voragine e raggiunge i 300 milioni. Adesso la possibilità che altre 5 persone siano state iscritte nel registro degli indagati e tra questi dipendenti Asl e della Regione anche se la conferma della Procura non c'è. C.S.
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