Il Tirreno

Edilizia, il Comune contro il Tar

Chiara Sillicani
Una visuale di Massa: il piano strutturale potrebbe essere bloccato dai ricorsi al Tar
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Una visuale di Massa: il piano strutturale potrebbe essere bloccato dai ricorsi al Tar

Una sentenza dichiara illegittimo lo stop alle costruzioni, Palazzo civico la impugna

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 MASSA. Una sentenza del Tar "tira le orecchie" al Comune: le norme di salvaguardia non possono configurarsi come un blocco generalizzatio all'edilizia.  E ora Palazzo civico decide - lo fa con una delibera di Giunta - di impugnare quella sentenza di fronte al Consiglio di Stato. La questione è parecchio tecnica: Armando Raschi nel 2006 chiede al Comune di trasformare il suo albergo (l'hotel Vienna) in appartamenti, ottiene parere favorevole e nel 2008 presenta la Dia per demolire la vecchia costruzione e costruire la nuova. Nel maggio del 2009, però, arriva lo stop di Palazzo Civico: è stato adottato il piano strutturale e, in attesa della definizione del piano regolatore (che dettaglia gli interventi), scattano le norme di salavaguardia. Tradotto: non si sposta un mattone. L'albergatore ricorre al Tar e il tribunale amministrativo gli dà ragione: non può esserci un indiscriminato blocco dell'attività edilizia, «la salvaguardia è legittimata solo allorquando sia accertata l'incompatibilità del progetto privato con l'assetto delineato nel piano in itinere». E proprio questo è l'oggetto del contendere: per l'amministrazione la salvaguardia è stata applicata attenendosi a quanto previsto dalla legge regionale sulla pianificazione, la numero 1 del 2005. Tanto che il Comune ha chiesto alla Regione di affiancarlo e di costituirsi in giudizio. Il rischio di quella sentenza - ritiene l'amministrazione - è che sia messa in dubbio un'impostazione regionale.  La scelta di andare di fronte al Consiglio di Stato non sarebbe, quindi, dettata, dall'immediato rischio - o timore - che quella sentenza costituisca un precedente. Vale a dire: che altri si facciano avanti, come il titolare dell'hotel Vienna rivendicando un diritto a costruire. Lo conferma anche il professore Sergio Menchini, il legale a cui si è affidato il Comune: «La sentenza ha effetti limitati alla posizione del signor Raschi. Inoltre - ed entra nei dettagli tecnici - dichiara, seppur incidentalmente (perchè la sentenza è di primo grado ndr) e relativamente ad una specifica posizione - rafforza - la non legittimità dell'articolo 150 della disciplina di piano, ritiene - aggiunge - che sia bisognosa di specificazioni. Siccome questa norma - chiarisce il professore - è uguale a quella applicata da molti comuni toscani, Massa ha ritenuto di coinvolgere la Regione. Sul tema salvaguardia la posizione dell'assessorato regionale è rigorosa».  Non solo, Palazzo civico ritiene che la sua lettura sia in conformità a quanto previsto dalla Regione nella legge sulla pianificazione che - spiega l'avvocato - «a nostra avviso consente ai comuni ampi poteri discrezionali. Fino ad ora questa è stata l'interpretazione».  Certo è che questa sentenza potrebbe motivare altri proprietari a rivolgersi al Tar contando di avere il via libera all'edificazione. Martina Nardi assicura che «nessun altro ha fatto ricorso» e gli uffici - considerato anche che la sentenza non è definitiva - non hanno adeguato "il metro": le norme di salvaguardia rimangono in vigore. Poi il vicesindaco e assessore all'edilizia si lascia sfuggire un commento: «Con questa sentenza del Tar non è in discussione la scelta del Comune, ma la legge regionale sulla pianificazione territoriale. Per questo Firenze ha in mano tutti gli atti» e dovrà definire la sua posizione.

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