La manifestazione
La Via Crucis dei vigili del fuoco
Fabrizio Palagi
Bistrattati e privi di mezzi, porteranno la croce da Aulla a Montecitorio
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AULLA. Si sentono crocifissi. Per il loro ruolo, per la loro qualifica, per quello che vivono tutti i giorni sulla pelle, nell'acqua e nel fuoco, quando rischiano, quando salvano. Quando, semplicemente, lavorano. I vigili del fuoco porteranno a spalla camminando fino a Roma, una pesante croce di legno che hanno costruito loro stessi. Un viaggio di oltre 430 chilometri da coprire a tappe, iniziato nell'estremo nord della Toscana. Destinazione finale: Montecitorio, sede della Camera dei deputati.
Una protesta clamorosa. La mettono in atto i vigili del sindacato autonomo Conapo (Comitato nazionale pompieri), nato quindici anni fa, che conta oltre 3mila iscritti fra gli oltre 24mila operativi in Italia. La sede del sindacato è ad Aulla, in Lunigiana, ed è proprio da lì che ieri è partito il percorso della croce.
La croce ha delle ruote in fondo, per percorrere le stade. L'hanno fatta benedire nella chiesa di San Caprasio da don Giovanni, parroco della basilica. Poi sono partiti. Ieri tappa a La Spezia, oggi incontro con il prefetto, domani staffetta con i colleghi di Massa dove ad attenderla saranno gli uomini del caposquadra Renato Pepe, che del del Conapo è segretario provinciale. E via, giorno dopo giorno, dandosi il cambio con i colleghi di zona. Un fardello che rappresenta, dicono, la loro condizione lavorativa.
Antonio Brizzi, segretario nazionale del Conavo, sotto il sole cocente percorre il primo tratto della tappa Aulla-La Spezia. «Siamo in croce - dice - bistrattati rispetto agli altri corpi di pubblica sicurezza. E i loro agenti percepiscono una busta paga ben più consistente della nostra». Ha inviato una lunga lettera al presidente Napolitano e a quelli di Camera e Senato, non dimenticandosi di spedirla a Berlusconi, Maroni, Tremonti e Brunetta, ai vertici nazionali dei vigili del fuoco e perfino al cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Uno scritto in cui vengono indicate le rivendicazioni del Conavo riassunte in 21 punti salienti.
«Chiediamo l'inserimento del Corpo nazionale vigili del fuoco nell'art. 16 della legge 121/81 e quindi la perequazione retributiva. È assurdo che un caposquadra con 30anni di servizio guadagni 1485 euro, ben 500 in meno rispetto a un pari grado di altro Corpo di pubblica sicurezza. Ecco, ci stanno appunto crocifiggendo, e non soltanto dal lato economico. Perchè, chiediamo per esempio, non vengono assunti i circa 4mila pompieri via via richiamati con contratti a termine, tanto per tappare buchi, il cui impiego costa soldi a palate e non risolve i problemi di organico? Ogni volta che succede una catastrofe nazionale, come il terremoto d'Abruzzo o la strage della stazione di Viareggio, il peso maggiore cade sui vigili del fuoco. Cosa anche naturale dato che siamo in prima fila, ma perlomeno vengano adeguati i trattamenti economici. A Viareggio, a proposito, l'intervento di soli 50 pompieri, a rischio della propria vita, ha evitato che la città venisse rasa al suolo dal gas delle tristemente famose cisterne ferroviarie, nel caso, terribile, dello scoppio di altri carri».
Si ferma. Passa la croce a Riccardo Boriassi che, assieme ad altri compagni, fa parte del gruppo a piedi lungo la via provinciale. La prima tappa è di circa 20 chilometri: la coprono in quasi 4 ore con un piccolo corteo. Una decina di pompieri in divisa, un furgone di supporto e un vigile urbano apripista fornito via via dai vari Comuni attraversati.
Un duro tragitto durante il quale i pompieri si concedono solo brevissime pause, per far scorrere il traffico che formava lunghe code alle loro spalle. «Stiamo protestando - spiega Brizzi - ma non vogliamo creare troppi disagi a chi non c'entra».
Vogliono arrivare davanti alla Camera il 7 ottobre, transitando anche da Piazza San Pietro. E tenteranno, in questi giorni, di stringere i contatti per farsi ricevere dal Papa. Nel loro viaggio passeranno da molta Toscana: la Versilia, Lucca, Pisa e la Valdera, Livorno, la costa sud della nostra regione, Grosseto, poi Viterbo e la capitale.
Sarà perchè l'11 settembre è appena alle spalle, ma il senso di vedere i vigili del fuoco in "passione", lungo la strada, coinvolge i cittadini; in un certo senso preoccupa. La gente li vede passare; è incuriosita, ma non sorride. Quando i dieci spiegano perché lo stanno facendo, c'è più comprensione che stupore.
Una protesta clamorosa. La mettono in atto i vigili del sindacato autonomo Conapo (Comitato nazionale pompieri), nato quindici anni fa, che conta oltre 3mila iscritti fra gli oltre 24mila operativi in Italia. La sede del sindacato è ad Aulla, in Lunigiana, ed è proprio da lì che ieri è partito il percorso della croce.
La croce ha delle ruote in fondo, per percorrere le stade. L'hanno fatta benedire nella chiesa di San Caprasio da don Giovanni, parroco della basilica. Poi sono partiti. Ieri tappa a La Spezia, oggi incontro con il prefetto, domani staffetta con i colleghi di Massa dove ad attenderla saranno gli uomini del caposquadra Renato Pepe, che del del Conapo è segretario provinciale. E via, giorno dopo giorno, dandosi il cambio con i colleghi di zona. Un fardello che rappresenta, dicono, la loro condizione lavorativa.
Antonio Brizzi, segretario nazionale del Conavo, sotto il sole cocente percorre il primo tratto della tappa Aulla-La Spezia. «Siamo in croce - dice - bistrattati rispetto agli altri corpi di pubblica sicurezza. E i loro agenti percepiscono una busta paga ben più consistente della nostra». Ha inviato una lunga lettera al presidente Napolitano e a quelli di Camera e Senato, non dimenticandosi di spedirla a Berlusconi, Maroni, Tremonti e Brunetta, ai vertici nazionali dei vigili del fuoco e perfino al cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Uno scritto in cui vengono indicate le rivendicazioni del Conavo riassunte in 21 punti salienti.
«Chiediamo l'inserimento del Corpo nazionale vigili del fuoco nell'art. 16 della legge 121/81 e quindi la perequazione retributiva. È assurdo che un caposquadra con 30anni di servizio guadagni 1485 euro, ben 500 in meno rispetto a un pari grado di altro Corpo di pubblica sicurezza. Ecco, ci stanno appunto crocifiggendo, e non soltanto dal lato economico. Perchè, chiediamo per esempio, non vengono assunti i circa 4mila pompieri via via richiamati con contratti a termine, tanto per tappare buchi, il cui impiego costa soldi a palate e non risolve i problemi di organico? Ogni volta che succede una catastrofe nazionale, come il terremoto d'Abruzzo o la strage della stazione di Viareggio, il peso maggiore cade sui vigili del fuoco. Cosa anche naturale dato che siamo in prima fila, ma perlomeno vengano adeguati i trattamenti economici. A Viareggio, a proposito, l'intervento di soli 50 pompieri, a rischio della propria vita, ha evitato che la città venisse rasa al suolo dal gas delle tristemente famose cisterne ferroviarie, nel caso, terribile, dello scoppio di altri carri».
Si ferma. Passa la croce a Riccardo Boriassi che, assieme ad altri compagni, fa parte del gruppo a piedi lungo la via provinciale. La prima tappa è di circa 20 chilometri: la coprono in quasi 4 ore con un piccolo corteo. Una decina di pompieri in divisa, un furgone di supporto e un vigile urbano apripista fornito via via dai vari Comuni attraversati.
Un duro tragitto durante il quale i pompieri si concedono solo brevissime pause, per far scorrere il traffico che formava lunghe code alle loro spalle. «Stiamo protestando - spiega Brizzi - ma non vogliamo creare troppi disagi a chi non c'entra».
Vogliono arrivare davanti alla Camera il 7 ottobre, transitando anche da Piazza San Pietro. E tenteranno, in questi giorni, di stringere i contatti per farsi ricevere dal Papa. Nel loro viaggio passeranno da molta Toscana: la Versilia, Lucca, Pisa e la Valdera, Livorno, la costa sud della nostra regione, Grosseto, poi Viterbo e la capitale.
Sarà perchè l'11 settembre è appena alle spalle, ma il senso di vedere i vigili del fuoco in "passione", lungo la strada, coinvolge i cittadini; in un certo senso preoccupa. La gente li vede passare; è incuriosita, ma non sorride. Quando i dieci spiegano perché lo stanno facendo, c'è più comprensione che stupore.
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