Il Tirreno

Inchiesta sul Magra, 4 indagati

Chiara Sillicani
Il palazzo comunale di Villafranca e a lato il corso del fiume Magra
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Il palazzo comunale di Villafranca e a lato il corso del fiume Magra

Chiuse le indagini: la Procura ipotizza falso, frode e anche furto

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 VILLAFRANCA. Un'inchiesta partita nel 2006 e proseguita fino a pochi giorni fa, quando gli avvisi di conclusione indagini sono stati notificati ai 4 indagati (Fabrizio Drovandi, Elvino Ricci, Giorgio Belloni e Diego Tognini). Nel mirino un intervento di risanamento lungo l'argine del Magra, in località la Piastra, nel comune di Villafranca.   La prima fase dell'inchiesta. I primi accertamenti degli inquirenti sarebbero scattati dopo il ritrovamento di inerti lungo il fiume: la Procura ipotizza che qualcuno, dopo aver sottratto ghiaia scavando alcune fosse, abbia utilizzato il materiale per riempirle. Le indagini sono affidate alla Guardia forestale di La Spezia. Nel corso dell'inchiesta emerge che nell'area sono stati eseguiti lavori, utilizzanto finanziamenti del Ministero dell'ambiente, destinati al dissesto idrogeologico.  Nel mirino la somma urgenza. L'attenzione di Federico Manotti, il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, si focalizza sull'esecuzione in somma urgenza, giustificata dai tecnici con la presenza di una discarica lungo gli argini: i rifiuti - questa la spiegazione - potrebbero finire nel fiume. Ma secondo gli inquirenti i presupposti per la somma urgenza non ci sarebbero mai stati: la discarica risalirebbe agli anni'70, poi scomparsa, e non ci sarebbe alcun movimento franoso lungo l'argine tale da motivare l'utilizzo dei finanziamenti ministeriali per il dissesto idrogeologico. Per questo sarebbe indagato, appunto, l'allora geometra del Comune Fabrizio Drovandi per cui il Pm ipotizza il falso in atto pubblico per aver individuato - l'ipotesi è di parte - un dissesto inesistente.   La seconda ipotesi di reato. Nel corso dell'esecuzione - sempre secondo la Procura - sarebbero stati sottratti circa 10mila metri cubi di ghiaia. Con lo scopo - sempre sostengono gli inquirenti - di rivenderla nel mercato dell'edilizia. Il pubblico ministero, infatti, ipotizza il furto aggravato (aggravato perchè la ghiaia è bene demaniale) per Elvino Ricci, allora amministratore della Ios (ditta a cui furono affidati i lavori) e per il geometra della stessa ditta Giorgio Belloni, direttore del cantiere. L'accusa più pesante è quella di frode in pubbliche forniture, mossa a tutti e quattro gli indagati, anche a Diego Tognini, della ditta cui vennero subappaltati alcuni lavori. La Procura, nell'avviso di conclusione indagini, sostiene che sarebbero stati contabilizzati lavori di importo superiore a quelli realmente eseguiti. Insomma - sempre secondo gli inquirenti - il costo reale sarebbe stato inferiore a quello dichiarato, per diverse centinaia di migliaia di euro. Si tratta di una posizione di parte che gli stessi indagati potrebbero smentire. In ogni caso la parte offesa, nella vicenda, sarebbe il Comune di Villafranca che commissionò i lavori (all'epoca era sindaco Lucio Barani) e non è escluso che scenda in campo anche Legambiente, a tutela del territorio.

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