Il Tirreno

Il professore aveva proposto di eliminare le scogliere, ma le prove in vasca non erano rassicuranti

«Erosione, sognavo un altro progetto»

<b>L&#146;INTERVENTO.</b> Uno dei geotubi collocati a difesa del litorale
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L’INTERVENTO. Uno dei geotubi collocati a difesa del litorale

Enzo Pranzini: questo non l'ho firmato io, ma è presto per criticare

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 MARINA DI MASSA. Docente universitario, Enzo Pranzini ha le capacità esplicative e la pacatezza dell'insegnante. Ma sul tema erosione e sul mega progetto che dovrebbe combatterla, mette qualche puntino sulle "i" e sottolinea - prima notazione fra tutte - che lui la firma in quel progetto non ce l'ha messa.  Una precisazione all'articolo pubblicato nei giorni scorsi in cui veniva indicato come «il realizzatore dei progetti di difesa della costa». Il professore, però, va oltre la semplice precisazione e, a chiare lettere, puntualizza: «Questo non è il progetto che da 20 anni sognavo e speravo di poter realizzare». Insomma, l'idea è chiara: non ha definito lui cosa fare e come farlo e se fosse spettato a lui delineare gli interventi, beh, avrebbe pensato a soluzioni diverse da quelle attuate.  Eppure, in terra apuana, quello di Enzo Pranzini è un nome noto quando si parla di mare e salvaguardia del litorale: «Io - il docente chiarisce il suo ruolo - ho realizzato lo studio di dinamica dei sedimenti e ora mi occupo del monitoraggio. E la cosa - trae le conseguenze - conferma che io non ho sottoscritto il progetto, altrimenti - esemplifica - sarei stato contemporaneamente controllato e controllore», estensore e verificatore. Ma cosa sognava Pranzini, quale sarebbe stata, secondo lui, l'idea vincente? «Tra il 1999 e il 2002 sul litorale vennero collocati 4 setti - ripercorre la vicenda - furono finanziati prima della Regione, poi dal Comune. I geotubi allora non erano in utilizzo, usammo setti di due metri ciascuno, collocati l'uno sull'altro. Con quell'intervento l'erosione si fermò». E la conferma - chiarisce il docente - arriva dai dati: «Abbiamo minitorato la zona dal '99 ad 2006-2007». E la sua idea? «La mia speranza - come la definisce - era demolire le difese a nord di Ronchi, pennelli e scogliere, superare le opere emerse». Ma l'onestà intellettuale gli impone di ammettere che «gli studi in vasca dimostrarono che la soluzione sarebbe stata rischiosa, così si decise di abbassare un pennello ogni due». Un progetto, dunque, diverso da quello realizzato, ma che si rivelò rischioso. E quando chiediamo al professore cosa sa dell'inchiesta in corso sui lavori, chiarisce: «Ho scoperto la cosa dalla stampa. Putroppo e fortunatamente non so nulla della fase affidamento lavori, non ero in commissione». E sull'intervento e sulle perplessità dei balneari ribadisce quanto sottolineato ad inizio estate, nel corso di una conferenza stampa: «Ci sono correzioni da fare sui setti sommersi, la sabbia è migrata verso riva creando discontinuità, ma per intervenire aspettiamo che il mare si calmi, non è escluso che si parta lunedì (leggi oggi ndr)». Ma Pranzini rasserena gli animi: «La Provincia ci ha chiesto di anticipare i rielievi, faremo verifiche».  E - per placare i timori - «Aspettiamo la fine dei lavori, comunque per una valutazione dell'efficacia su interventi al mare servono almeno tre anni». Insomma, anche se questo progetto Pranzini non lo ha firmato, non lo critica: per giudicare dobbiamo aspettare. Qualche anno. C.S.

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