Il dolore
Primo bilancio: superati i 15mila visitatori della scorsa edizione, buoni affari per i ristoranti convenzionati
Convivere, record di presenze
Ultimo dibattito: emerge un'Italia unita ma ancora in cerca di identità
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «Questa edizione di Convivere rappresenta un maggiore successo di pubblico rispetto al 2010, e conferma il crescente coinvolgimento e l'interesse non solo da parte della città ma anche dei territori limitrofi», ha commentato ieri mattina Alberto Pincione presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Carrara.E in effetti è lusinghiero il bilancio ancora provvisorio di Convivere, secondo i numeri che risultavano ieri pomeriggio all'organizzazione prima del seguitissimo concerto di Elio e le Storie Tese, che ha concluso la tre-giorni culturale che ha unito il sapore (prodotti enogastronomici) al sapere.
L'impressione netta di una crescita rispetto allo scorso anno: alcuni eventi hanno superato le mille presenze di pubblico. Sono andati benissimo i primi due concerti di venerdì e di sabato: Beppa Barra ha fatto registrare 1.500 spettatori, e Davide Van de Sfroos circa 2.000 presenze. Conferenze con grandi numeri di spettatori, fra le più nutrite quella della serata inaugurale, con Carlo Verdone, che ha superato le 1.500 presenze, il piazzale delle "Figlie di gesù" era stipatissimo. E anche Corrado Augias ha fatto superare le mille presenze; molto bene anche se sotto i mille spettatori l'incontro con Paolo Mieli ed Ernesto Galli. Sui singoli eventi (con tristribuzione di questionari al pubblico per sondare il livello di gradimento), devono ancora essere fatti i conti, ma il trend è positivo.
La scorsa edizione di Convivere ha permesso di stimare complessivamente 15.000 presenze, questa probabilmente le supererà. E il concerto di ieri sera di Elio e le Storie Tese (a pagamento), in piazza Alberica, ha sancito il boom finale: pieni i 1.400 posti a sedere (a metà concerto sono state aperte le barriere per l'ingresso libero). I ristoranti convenzionati. Confermata agli organizzatori la soddisfazione dei ristoratori convenzionati con Convivere, che già avevano espresso lo scorso anno un giudizio positivo. Alcuni esercenti hanno fatto il doppio turno per accontentare tutti i clienti. L'ultimo dibattito. Ieri sera alle 18,30 le conclusioni della kermesse con l'ultima tavola rotonda. Tanto il pubblico.
I relatori Riccardo Nencini assessore regionale, il generale di corpo d'armata Franco Angioni, il direttore della Nazione Mauro Tedeschini e Marco Taradash giornalista e politico, hanno affrontato da diversi punti di vista l'Italia di ieri e di oggi. Dall'analisi è emerso che a 150 anni dall'unità, l'Italia continua a essere chiamata Paese e non Nazione; e che in fondo non è ancora Stato. E che sta ancora cercando una sua identità fra luci e ombre. Nell'analisi di Angioni, un'Italia che è il settimo Paese più avanzato al mondo, dove gli stranieri «devono essere accolti», ma «secondo le regole». Un'Italia che ha avuto una forte migrazione interna «ma senza una attenta politica urbanistica», però dove «si vive bene», anzi «al di sopra delle nostre possibilità», e con un debito pubblico elevato accumulato in 30 anni.
«Lo Stato deve essere perfezionato dal punto di vista ammninistrativo» Per Nencini l'Italia «ha perso occasioni per diventare Stato». E Tedeschini parlando dei media, si è soffermato soprattutto sul ruolo divulgativo della televisione, ma verso la Rai ha espresso critiche.«Il problema dell'Italia - secondo Taradash - è sempre stato quello di trovare la ragione di una unità, dobbiamo ancora costruire la nostra identità».
L'impressione netta di una crescita rispetto allo scorso anno: alcuni eventi hanno superato le mille presenze di pubblico. Sono andati benissimo i primi due concerti di venerdì e di sabato: Beppa Barra ha fatto registrare 1.500 spettatori, e Davide Van de Sfroos circa 2.000 presenze. Conferenze con grandi numeri di spettatori, fra le più nutrite quella della serata inaugurale, con Carlo Verdone, che ha superato le 1.500 presenze, il piazzale delle "Figlie di gesù" era stipatissimo. E anche Corrado Augias ha fatto superare le mille presenze; molto bene anche se sotto i mille spettatori l'incontro con Paolo Mieli ed Ernesto Galli. Sui singoli eventi (con tristribuzione di questionari al pubblico per sondare il livello di gradimento), devono ancora essere fatti i conti, ma il trend è positivo.
La scorsa edizione di Convivere ha permesso di stimare complessivamente 15.000 presenze, questa probabilmente le supererà. E il concerto di ieri sera di Elio e le Storie Tese (a pagamento), in piazza Alberica, ha sancito il boom finale: pieni i 1.400 posti a sedere (a metà concerto sono state aperte le barriere per l'ingresso libero). I ristoranti convenzionati. Confermata agli organizzatori la soddisfazione dei ristoratori convenzionati con Convivere, che già avevano espresso lo scorso anno un giudizio positivo. Alcuni esercenti hanno fatto il doppio turno per accontentare tutti i clienti. L'ultimo dibattito. Ieri sera alle 18,30 le conclusioni della kermesse con l'ultima tavola rotonda. Tanto il pubblico.
I relatori Riccardo Nencini assessore regionale, il generale di corpo d'armata Franco Angioni, il direttore della Nazione Mauro Tedeschini e Marco Taradash giornalista e politico, hanno affrontato da diversi punti di vista l'Italia di ieri e di oggi. Dall'analisi è emerso che a 150 anni dall'unità, l'Italia continua a essere chiamata Paese e non Nazione; e che in fondo non è ancora Stato. E che sta ancora cercando una sua identità fra luci e ombre. Nell'analisi di Angioni, un'Italia che è il settimo Paese più avanzato al mondo, dove gli stranieri «devono essere accolti», ma «secondo le regole». Un'Italia che ha avuto una forte migrazione interna «ma senza una attenta politica urbanistica», però dove «si vive bene», anzi «al di sopra delle nostre possibilità», e con un debito pubblico elevato accumulato in 30 anni.
«Lo Stato deve essere perfezionato dal punto di vista ammninistrativo» Per Nencini l'Italia «ha perso occasioni per diventare Stato». E Tedeschini parlando dei media, si è soffermato soprattutto sul ruolo divulgativo della televisione, ma verso la Rai ha espresso critiche.«Il problema dell'Italia - secondo Taradash - è sempre stato quello di trovare la ragione di una unità, dobbiamo ancora costruire la nostra identità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
