Il Tirreno

E Augias litiga con don Raffaello

Alessandra Vivoli
E Augias litiga con don Raffaello

Il giornalista critica l'otto per mille alla Chiesa, il parroco del Duomo lo attacca

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Dallo show, con pubblico da stadio, di Carlo Verdone, alla città aperta, con negozi, bar e ristoranti pieni come non si vedevano da tempo. Fino alle scintille, fra il giornalista Corrado Augias e il parroco del Duomo, don Raffaello Piagnetini: un segno tangibile di come, in questa tre giorni a tutta cultura, anche i dibattiti siano stati vissuti con quella passione sanguigna tipica di Carrara. Con-vivere ha vinto, ancora una volta. Forse più delle altre volte. E il pieno successo glielo ha attribuito la gente: quella che per ore è stata in piedi, ad attendere Carlo Verdone. E quella che ha partecipato, sfidando il caldo torrido di questi giorni, a tutti i dibattiti. Ma non «per fare presenza». Vivendoli appieno, con la testa e con la pancia: e questa è la cifra che, alla fine, fa la differenza.  

Sull'otto per mille don Raffaello litiga con Augias.
Quella del giornalista Corrado Augias, su «Stato e chiesa, una convivenza difficile» era una delle conferenze più attese della giornata. Un pubblico vasto. Attento. Quando il giornalista ha toccato il tema dell'otto per mille, criticando la sua destinazione alla Chiesa, e gli spot televisivi realizzati da una delle maggiori e più costose agenzie pubblicitarie, don Raffaello Piagentini, il «don Benigni» come lo chiamano qui a Carrara per la sua irruenza da toscanaccio e la grande passione con cui celebra messa, è andato su tutte le furie. Ha chiesto la parola. E ha cominciato a sciorinare Dante, Madre Teresa di Calcutta e la Bibbia: tutto per contestare le affermazioni di Augias, e rivendicare l'importanza della Chiesa. Toccando anche temi come il divorzio e l'aborto. Un intervento decisamente acceso. Quando è stata riportata la calma ci ha pensato una signora del pubblico a dire la sua: si è alzata dalla platea dichiarando la sua fede alla Chiesa e al Papa. Dopo a riprendere la parola, e chiudere i lavori è stato lo stesso Augias, con l'aplomb che lo contraddistingue.  

Verdone: un altro film alle cave, chissà.
È arrivato, alla serata nel cortile delle Figlie di gesù, puntuale. Con nessun vezzo da star. La gente lo stava aspettando da ore: e lui si è concesso a autografi, foto e ha pure mandato baci alla platea prima di iniziar eun lungo excursus sulla storia d'Italia, vista attraverso la commedia.  «Negli anni ottanta io, Troisi, Nuti e Nichetti abbiamo tenuto in piedi il cinema italiano: c'ernao solo sale a luci rosse, eravamo al collasso - ha detto - Noi, con i nostri personaggi, i nuovi perdenti, lontano anni luce da quelli del boom, abbiamo creato un nuovo tipo di commedia all'italiana». 

Poi un tributo d'affetto per Carrara: «Qui venivo con mio padre, andavamo alle cave con i suoi amici scultori, Cascella e Maccari. Un altro film sulle Apuane: chissà, se mi ci porterà una storia ben volentieri». Intanto ha annunciato che il suo nuovo lavoro «Posti in piedi in paradiso» è in fase di montaggio, uscirà a gennaio.  Infine, sotto le Apuane, anche per Verdone arriva il momento sanguigno. E l'indignazione: «I film non devono essere solo intrattenimento, io un film come"Immaturi" non sarei capace a farlo - ha concluso - Bisogna dare nuovi valori etici a un'Italia guidata da persone prive di talento. Mi sono rotto di sentire parlare solo di Tarantini e Lavitola: il nostro paese non può essere solo questo. Che insegnamento diamo ai giovani?»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa