La manifestazione
La Vernazza Costruzioni (creditrice per 1,7 milioni) chiede al tribunale di bloccare la procedura
«Fermate il fallimento di ErreErre»
Claudio Figaia
◗
Limpianto ErreErre in via Dorsale Per i legali la società potrebbe ripartire e ripianare il maxi debito
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. "Fermate la procedura di fallimento di ErreErre. A chiederlo, alla Corte di Appello di Genova, è l'avvocato Fernando Genovesi, legale della "Fratelli Vernazza Costruzioni" di Carrara, ossia dell'azienda che ha materialmente costruito buona parte dell'impianto di via Dorsale. E che è una delle più grandi creditrici di ErreErre stessa: Vernazza ha un credito di 1,7 milioni di euro nei confronti della società che doveva produrre combustibile dai rifiuti urbani, a fronte di opere eseguite per un valore complessivo di 5,9 milioni di euro. Nonostante, abbia questo credito milionario, tuttavia, Vernazza si oppone al fallimento, convinto che sia giuridicamente infondato, oltrechè dannoso per le possibilità di recuperare quel credito. Da qui il ricorso - "reclamo" in termini giuridici - inoltrato dall'avvocato Genovesi contro la sentenza del tribunale di Massa che, il 21 luglio scorso, dichiarava il fallimento di ErreErre. Il "reclamo è basato anche sulla considerazione che ErreErre, pur sommersa da debiti clamorosi (18 milioni circa) è in realtà stata dichiarata fallita per un decreto ingiuntivo di soli 59mila euro. Tre erano le aziende creditrici che avevano presentato istanza di fallimento: Curti Costruzioni Meccaniche, Giesse srl. e Acqua srl. Ma soltanto il credito di quest'ultima (59mila euro, appunto) è stato accertato come "definitivo" (e quindi tale da poter sostenere l'istanza di fallimento). Mentre verso i decreti ingiuntivi delle altre due aziende era stato presentata opposizione e non sono dunque ancora definiti dal punto di vista giuridico. Ed ErreErre, è ancora la tesi sostenuta dall'avvocato Genovesi, non è in realtà in stato di insolvenza: non sarebbe cioè dimostrato che essa non disponga di liquidità sufficiente a far fronte ai suoi debiti. In primo luogo perchè alcuni dei debiti sono contestati e poi perchè risultano poste a credito per 2,9 milioni, «di cui alcune sicuramente esigibili, in quanto vantate nei confronti del Cermec, che controlla ErreErre, e dello Stato sotto forma di rimborsi Iva». Viceversa, la parte più grossa del debito - 15,2 milioni - questa sì certa e definita - è quella verso Unicredit. «Non risulta però, fa rilevare Genovesi - che Unicredit sia insoddisfatta dei rapporti con ErreErre e non ha chiesto il fallimento». C'è poi un altro ordine di argomentazioni. Così sintetizzabili: ErreErre, anche una volta accertati definitivamente i suoi debiti non può comunque fallire. Perchè, pur essendo articolata come una società per azioni è di fatto oggi (dopo l'estromissione del partner privato Delca) una società di mano pubblica, cioè controlata da un'altra società, Cermec, il cui capitale è interamente detenuto dai Comuni di Carrara e Massa. La sua attività è direttamente controllata dalle amministrazioni pubbliche che decidono anche la nomina dei dirigenti, «esiste in quanto i sindaci hanno deciso che esistesse ed è strategica alle finalità istituzionali che gli enti si sono posti. Insomma, data la sua «indubbia peculiarità pubblica, amministrativa, organizzativa e strategica, non è sottoponibile a procedure concorsuali», al pari di altre aziende pubbliche come Amia o Asmiu. Soprattutto, però, la tesi anti-fallimento di Vernazza-Genovesi è di carattere economico-sociale. «La sentenza di fallimento - spiega l'avvocato - danneggerebbe enormemente non solo la ditta Vernazza, ma l'intero sistema economico locale creando problemi nuovi e insormontabili per il sistema rifiuti provinciale, per l'affidabilità delle imprese collegate, per il sistema imprenditoriale». La soluzione alternativa che, dunque, emerge dal ricorso è una gestione "commissariale" di ErreErre, con l'impianto che venga messo in grado di funzionare e quindi di creare "ricchezza" e ripianare i suoi debiti. Perchè, si domanda l'avvocato, l'azienda non tenta di recuperare i suoi crediti a cominciare da quello di 1,3 milioni vantato verso Cermec e quello verso Delca? E perchè il suo management non si attiva per fare partire l'impianto? Non si dica che la produzione di Cdr non parte perchè manca il collaudo, visto che l'autorizzazione della Provincia al funzionamento è del luglio 2010 e che l'impianto, come asserisce lo stesso Cermec, è in funzione a scopo test dal 2009». Insomma, "il fallimento deve e può essere fermato". La parola è ora alla corte di appello di Genova che esaminerà il "reclamo" il 20 ottobre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
