Finanza
Mense scolastiche, ecco la stangata
Chiara Sillicani
Il Comune deve far cassa: arrivano gli aumenti, ma in base al reddito
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MASSA. La parola d'ordine è Isee, un acronico di quattro lettere per definire un complesso indicatore del reddito familiare. Vi abbiamo preso confidenza qualche giorno fa, quando è arrivato il nuovo ticket regionale su farmaci e prestazioni ambulatoriali: lo paghi in base alla tua condizione economica. Adesso chi l'Isee se lo è fatto calcolare, deve farsene subito una copia: serve anche per le mense scolastiche (o almeno questa è la proposta su cui oggi si confronterà la Giunta). Del resto la logica di Palazzo ducale - almeno nelle intenzioni - è la stessa che ha mosso Firenze: hai più soldi (o ne dichiari di più), quindi paghi di più. E, in effetti, per diverse famiglie il pranzo che i loro bambini consumano tra i banchi costerà qualche euro (forse qualche dedina?) in più al mese rispetto allo scorso anno. Come ha funzionato fino ad ora. La mensa è una realtà negli asili nido, nelle scuole di infanzia, alle primarie e in due scuole medie (la Don Milani e la Paolo Ferrari). Per i nidi, però, la spesa pasto è già legata all'Isee che le famiglie sono obbligate a presentare: in base a quello pagano la retta. Adesso lo stesso criterio, già in uso anche per il trasporto scolastico, verrà applicato anche ai pasti. Fino allo scorso anno scolastico tutti pagavano la stessa cifra: 80 euro al mese e il bambino mangiava a scuola tutto il mese. E, in caso di assenza, ti venivano decurtati 4 euro al giorno. Adesso tutto cambia (o potrebbe cambiare se la Giunta dicesse sì). Come funzionerà. Fra qualche giorno - il servizio refezione comincia dopo l'apertura delle scuole - ai genitori sarà chiesto di presentare l'Isee e in base a quello verranno definite le tariffe. Al vaglio di Palazzo civico ci sono diverse proposte, tutte legate, però all'idea di una quota fissa cui aggiungere una cifra prestabilita per ogni pasto consumato. La quota verrebbe definita in base al reddito mentre il costo del pasto sarebbe identico per tutti. Un pranzo (questa è una delle ipotesi) verrebbe a costare alle famiglie due euro e mezza. Considerato che i giorni di lezione sono 20 al mese, la cifra totale sarebbe di 50 euro al mese da sommare alla quota fissa. Quota che per le famiglie più povere potrebbe essere di 20-25 euro. Più alta, fino a 45-50 euro, per chi ha un reddito più alto. Tradotto: chi ha il portafoglio più vuoto sborserebbe più o meno quanto l'anno scorso, fino a 20 euro di più, invece, chi ha un reddito più alto. nAnche se tutto si giocherà nella definizione delle fasce. L'eccezione. E - la conferma dovrebbe arrivare oggi dalla Giunta - non dovrebbero essere toccate le esenzioni: non paga un centesimo chi ha un Isee al di sotto dei 6mila euro. Spese del Comune. Certo, non sono tempi d'oro per gli enti locali e la manovra del Governo segna l'ultimo colpo basso inflitto ai Comuni. C'è da fare cassa, dunque. Le mense rappresentano una voce importante nel bilancio di Palazzo civico: due milioni di euro di cui solo la metà coperti dai soldi che versano le famiglie. Un totale di 250-300mila pasti ogni anno scolastico e 24 cucine in attività con tanto di cuochi, aiuto cuochi e attrezzature, una scelta - ha sempre motivato l'amministrazione - nel segno dell'alta qualità e dell'educazione alimentare. Grazie agli aumenti - sempre che non si opponga la Giunta - si potrebbero racimolare centomila euro o poco più, comunque soldi che alleggerirebbero il bilancio. Non rimane che attendere le decisioni della Giunta e, quindi, la definizione delle verie fasce di reddito. Isee, dunque, e non solo in farmacia.
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