Il Tirreno

«Massimo andava compreso»

L’avvocato Paolo Barsotti che assiste Giuseppe Muracchioli
◗
L’avvocato Paolo Barsotti che assiste Giuseppe Muracchioli

L'avvocato Barsotti: «Tutti hanno agito secondo le regole: il violento va isolato. Ma il dramma è dietro l'uscio»

3 MINUTI DI LETTURA





 CARRARA. Pubblichiamo un intervento dell'avvocato Paolo Barsotti, che assiste Giuseppe Muracchioli, il settantasettenne (agli arresti domiciliari) che il 3 settembre scorso ha ucciso a colpi di pistola, durante una lite, il figlio Massimo nella loro abitazione di Marina.  «Mentre mi risuonano all'orecchio le parole, nobili e sentite, del nostro sindaco, che parlando, a proposito della tragedia della famiglia Muracchioli, di "coscienza civica forte", auspicava "una coesione sociale ancora più forte", considerando che "disagi personali e traumi familiari" tanto profondi" non possono essere affidati solo alle competenze delle strutture sociali", mi par di cogliere - da certi "chiarimenti" -, la volontà di innescare una non producente polemica da parte di chi, avrebbe, forse, dovuto aver la sensibilità di segnalare, e trovar il modo di attutire ed ottundere, il disagio di Massimo».  «Non si abbia timore: il giovane è stato ucciso dal padre; almeno meccanicisticamente parlando, questo è ciò che è accaduto. Il non aver colto - da parte di chi lo poteva fare - lo stato di prostrazione della vittima, captandone solo quelle manifestazioni esteriori che sapevano di violenza, non è reato; si potrà parlare di poca attenzione; ma questo non comporta sequele, se non su di un piano squisitamente etico, e all'umano egoismo, o alla paura (che dell'egoismo è manifestazione) occorre rivolger comprensione, e non, adesso, un, troppo facile, sdegno di maniera: non è questo che viene in campo».  Barsotti continua, parlando del giovane ucciso e della ex compagna, che hanno avuto in figlio: «E' perfettamente comprensibile che la madre del piccolo, ed anche i di lei genitori, si siano rivolti al Tribunale per i Minorenni, per esser tutelati, loro stessi ed il piccino, c'è solo da domandarsi come l'intrapresa giudiziale possa esser stata percepita da chi già era sofferente. Ma il diritto è oggettivo, e non si piega alle soggettività. Sotto altro profilo, chi ha un diritto può farlo valere nella giurisdizione, e non ha l'obbligo di preoccuparsi di come l'azione venga "sentita" dalla controparte. A chi, dunque, può spettare l'obbligo di avere quelle sensibilità che non possono esser richieste a chi, temendo, chiede protezione al Giudice?». Barsotti cita passi della «relazione fatta dagli operatori sociali attivati dal Tribunale che s'è occupato del piccolo», cioè del figlio di Massimo Muracchioli e della ex compagna. Secondo un passaggio della relazione riferito dal legale, il padre del bimbo "ai colloqui col Servizio Sociale è apparso nervoso, concitato e con difficoltà a porsi in posizione di ascolto". Secondo l'avvocato Barsotti «il quadro descritto è più che chiaro: «Massimo è smarrito e confuso, ma alza la voce e adopera parole che sanno d'ira, tanto che pare non voglia intendere quello che gli si dice, ossia non vuole obbedire». «Al rifiuto del disagiato si appone, quindi, un atteggiamento di chiusura, laddove, forse, si sarebbe potuto rispondere con accoglienza e senso di comprensione del pur evidente, ed accertato, stato di conclamata disperazione, mascherata, difesa e protetta dalla violenza e dal fare minaccioso. Tutti, quindi, hanno agito secondo le regole: il violento va isolato. Ma il dramma è dietro l'uscio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Tasse, Tari, Imu e multe: da oggi parte la rottamazione degli arretrati – Come fare domanda subito

di Redazione web