Il Tirreno

«Il titolare del rapporto di lavoro è il Comune»

Amia prende le distanze dal caso del contratto rescisso a un lavoratore

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 CARRARA. Amia interviene in merito alla vicenda della vertenza di un giovane che lavorava per l'azienda partecipata, e a cui il Comune ha rescisso il contratto. Un caso di cui si sta occupando l'avvocato Claudio Lalli. Nel mirino è finita la convenzione fra Comune e Amia. Ma la partecipara fa alcune precisazioni sulla propria posizione.  «Intanto lo status della persona che il settore sociale del Comune di Carrara ci ha inviato non è, nella maniera più assoluta, quello di dipendente bensì quello di inserimento lavorativo mediante borsa lavoro. Ciò significa - dicono in una nota i dirigenti di Amia, Gianenrico Spediacci e Lucia Venuti, - che il Comune, di fronte alle molte situazioni di disagio socio economico di quanti si rivolgono ai servizi sociali per un aiuto, ha deciso di seguire un percorso per il quale a seguito di un'istruttoria relativa e certificata rispetto al disagio delle persone, assegna un contributo economico richiedendo altresì a fini educativi l'inizio di un percorso virtuoso, che li aiuti a uscire dalla condizione disagiata in cui versano accettando di farsi carico di un'attività che imponga orari definiti e disciplina».  E' su tale base che il Comune - dice Amia - «ha affidato alcuni soggetti al'azienda (complessivamente 4 e non decine). Va detto che tutte le borse lavoro che vivono la realtà di Amia rispettano i dettami imposti dalla convenzione stipulata dal Comune e in primis sono coperte da regolare assicurazione Inail, contratta direttamente dal Comune, che è e resta il titolare del rapporto, con tutto quanto di conseguenza, tant'è che la sospensione del rapporto è stata effettuata direttamente dal Comune».  Amia respinge l'idea che si possa «ipotizzare che chi entri in Amia, a qualsiasi titolo, non goda di tutti i diritti che gli competono. Amia ha fatto un vanto della tutela dei diritti del lavoro in azienda, non a caso è in regola con tutte le norme di legge e le certificazioni sulla qualità e la gestione etica», e sostiene che non è vero che si sia avvalsa di decine e decine di borse lavoro che avrebbe apertamente sfruttato per trarne guadagno.  «Forti di questo e credendo fermamente nel ruolo sociale positivo che questi inserimenti al lavoro possono produrre, non ci siamo limitati a dare alle borse lavoro quanto imponeva la legge, a partire dal tutor che, contrariamente a quanto sostiene l'articolo, è sempre a disposizione di chi abbia bisogno, ma abbiamo accolto questi svantaggiati mettendoli nella condizione umana migliore, che li facesse sentire parte della nostra squadra e non ospiti che dovevano stare qui a svernare qualche mese per riscuotere qualche euro».  Sulla vicenda, le parti interessate avranno modo nelle sedi opportune di chiarire la questione. Il lavoratore ha perso il posto (per rescissione del contratto) nello scorso agosto e per questo si è rivolto all'avvocato Claudio Lalli.

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