Finanza
Costi alti e poche prede: meno cacciatori
◗
CACCIA. Diminuiscono le doppiette in provincia La politica degli Atc mel mirino del Cst 8.600 doppiette in provincia, 10mila pochi anni fa. E il Cst protesta
2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Sempre meno numerosi, sempre più "tartassati" da tasse e balzelli - oltrechè nel mirino di associaiozni ambientalisti e buona parte dell'opiniuone pubblica - i cacciatori apuani restano comunque un esercito. Sono 8.671 in provincia, 1221 solo a Massa i cittadini che hanno il porto d'armi per la caccia regolarmente rinnovato (e, dunque, potenzialmente pronti a imbracciare il fucile). Due anni fa erano oltre 10mila, però: 2mila di loro hanno deciso di appendere la doppietta al chiodo, spinti da vari motivi: la selvaggina che scarseggia, i costi e la burocrazia che crescono, forse una presa di coscienza animalista. Eppoi ad ogni stagione venatoria, ci sono polemiche e contrasti fra le stesse associazioni di cacciatori. In Toscana si è ripreso a sparare dal 1º settembre nei campi e nei boschi, a Massa Carrara anche - in senso figurato - a colpi di comunicati stampa. È il Cst provinciale (Cooperazione sviluppo territorio) di Alberto Pieroni a scaricare cartucce contro le altre associaizioni venatorie. Accusandole di avere ceduto su tutto il fronte, accettando norme che porteranno alla "morte" della caccia. «I calendari sono troppo restrittivi e, presto, con le loro politiche, le associazioni di categoria chiuderanno i cacciatori nelle Atc, riserve indiane a pagamento», attacca Pieroni. Che organizza la protesta: stamani alle 10 ci sarà, nella sede degli uffici Caccia-pesca della Provincia in via Marina, una rinione promossa dalla stessa Provincia con le associazioni venatorie per discutere del servizio di "soccorso recupero e cura della fauna selvatica». Il Cst chiama a raccolta iscritti e simpatizzanti per contestare anche questo appuntamento e per rilanciare la sua posizione. Intanto, i cacciatori oliano le doppiette e si preparano alla stagione. Per loro 173 euro di tassa governativa annua per il porto d'armi, 67 di tassa regionale (sempre per il porto d'armi); 50 euro per l'iscrizione all'Atc (Ambito territoriale di caccia) provinciale, che salgono a 250-300 euro se si vuole cacciare in Atc di altre regioni. Più i costi dell'equipaggiamento, delle cartucce e della stessa selvaggina: dai 40 euro per un fagiano ai 150 per una lepre e ai 300 e oltre per un capriolo ucciso in una riserva. Cacciare costa. C.F.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
