Il Tirreno

Van de Sfroos: «Mio nonno lavorò a Carrara»

Luca Menconi

A Convivere il concerto del musicista che parla della sua arte e delle sue radici

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 CARRARA. Arriva in città Davide Bernasconi, meglio noto in arte come Davide Van de Sfroos, il famoso cantante e cantautore dialettale comasco, che ha calcato palchi davvero importanti come il Festival di Sanremo. E sarà qui, al Festival di Convivere (dedicato quest'anno alla celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia) nella città dove suo nonno ha lavorato per tanti anni.  L'esibizione di Van de Sfroos si svolgerà sabato alle ore 22 in piazza Alberica (una delle tappe del suo tour "Yanez", che terminerà il 2 ottobre) e sarà gratuita. Un tema quello dell'Unità del nostro paese al quale l'artista si è molto dedicato, non da ultimo con la reinterpretazione della canzone di Francesco De Gregori del 1979, "Viva l'Italia", dedicata a ripercorrere la storia del Belpaese fra virtù e difetti, momenti gloriosi ed altri difficili, come il Ventennio fascista e la strategia della tensione di fine anni sessanta.  «E' bene ricordare - ha affermato il cantante - che l'Unità d'Italia non deve essere immaginata come qualcosa da libri di storia, fatto da personaggi imbacuccati, ma anche un moto vivo e vitale rinnovato di generazione in generazione che continua nei nostri giorni».  Van de Sfroos (il cui nome d'arte deriva da un termine dialettale comasco per indicare i contrabbandieri che nel periodo della seconda guerra mondiale si muovevano al confine italo- svizzero) è convinto che «solo quando si cesserà di guardare indietro alle differenze e frammentazioni che hanno interessato l'Italia e si vedrà che il Paese è, da sempre, un corpo unico, si potrà procedere tutti nella solita direzione per la realizzazione del bene comune».  Naturalmente, spazio centrale nel concerto di sabato, sarà dato all'album Yanez dal nome del famoso luogotenente di Sandokan, «il più introspettivo e coraggioso della mia carriera, dove è il mio stato emotivo a giocare un ruolo centrale, nella rievocazione delle varie persone importanti della mia esistenza, specialmente mio padre, grande ammiratore dei romanzi di Emilio Salgari, a cui l'opera è dedicata».  Proprio attraverso la rievocazione della figura paterna, si scopre che Van de Sfroos è legato in modo particolare alla zona di Carrara, dove il nonno, per molti anni, ha lavorato come elettricista.  «Ricordo che mio padre mi portò in diverse occasioni a Carrara, nei luoghi della sua infanzia: innegabilmente è un territorio al quale sono molto legato».  Proprio la necessità di forti valori e di legami con la propria identità spingono il cantante folk-rock ad incoraggiare, nel mondo della musica, l'espressione di quello che ognuno sente come proprio ed originale.  «L'amore per la musica si manifesta nel messaggio che ognuno trasmette: non nel suo contenuto o significato, ma nell'autenticità che traspare da ogni rima e verso in musica».

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