Attenzione
Si fa male all'Amia, licenziato
Alessandra Vivoli
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A sinistra lavvocato Claudio Lalli, sopra la sede di Amia Per il lavoratore part time nessuna copertura assicurativa
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CARRARA. Si è fatto male sul lavoro, mentre caricava sul camion dell'Amia un rifiuto ingombrante. Dopo essere passato dal Pronto soccorso ha denunciato l'infortunio all'Inail e ne ha dato comunicazione al suo datore di lavoro, il Comune (sì, proprio così). E, a quel punto, per il lavoratore 35enne è scattata la rescissione del contratto part-time e a termine che avrebbe dovuto scadergli, invece, a dicembre. L'operaio non è stato solo licenziato: dal Comune gli sarebbe stato pure detto che non avrebbe avuto alcun diritto all'assistenza per l'infortunio subito. Una vicenda e un rapporto di lavoro complicati. E, soprattutto, un contratto per cui, lavorando 20 ore a settimana, l'operaio di Amia (impiegato come agganciatore, e sul camion con la gru a ragno che va a prelevare i rifiuti) percepiva 300 euro mensili, contro i circa 1800 euro lordi stabiliti dal contratto di lavoro. Soldi che, peraltro, gli venivano pagati dal Comune appunto, non dall'Amia. Una vicenda terminata nell'agosto scorso con il licenziamento. O meglio con la rescissione del contratto da parte del Comune. Per la quale il lavoratore in questione si è rivolto all'avvocato Claudio Lalli. Il legale, proprio ieri, ha inoltrato due lettere, una al presidente dell'Amia e una sindaco Zubbani. Missive con cui chiede, per il suo assistito, la regolare denuncia dell'infortunio all'Inail e, a guarigione avvenuta, l'assunzione a tempo indeterminato ad Amia dove - precisa il legale: «era impiegato a pieno titolo nell'organico, come turnista». Non solo, il lavoratore è pronto a chiedere anche i soldi arretrati, la differenza fra lo stipendio stabilito dal contratto collettivo Amia e quello in realtà percepito (300 euro), dal 1º aprile scorso, data del suo ingresso nella partecipata, fino ad agosto, quando si è infortunato. Ma accanto a questa vertenza di lavoro emerge un altro aspetto, che viene messo in evidenza dallo stesso avvocato Lalli. Il suo assistito - spiega - era stato infatti inserito in Amia dopo che si era rivolto ai servizi sociali del Comune per avere un reddito da lavoro. Da notare - precisa Lalli- che non si tratta di persona disabile o affetta da handicap. Il 35enne era stato impiegato ad Amia sulla base di una convenzione, «Progetto di attivazione sociale» che sussiste fra l'amministrazione e la sua stessa partecipata. Ad oggi, stando a quanto dichiara il lavoratore in causa, sarebbero una decina gli operai entrati in azienda con la stessa modalità. Ed in passato sembra decine e decine. Tornando all'operaio in causa, il suo stipendio di 300 euro (per 20 ore alla settimana, certificate nel modulo firme presenza Borsa lavoro, «un contratto che non esiste più» precisa Lalli) lo percepiva dalle casse del Comune. In sostanza con un risparmio, per Amia, che dell'amministrazione è una partecipata, di circa 240mila euro l'anno se di considerano anche gli altri lavoratori analogalmente inseriti dal Comune. «Nel progetto di attivazione sociale - spiega il legale - si parla inoltre di copertura assistenziale e della presenza di un tutor da affiancare al lavoratore: in realtà il mio assistito ha lavorato come turnista svolgendo le funzioni di qualsiasi altro operaio in organico, tanto che lavorava con le stesse mansioni e insieme a loro. Senza alcun tutor presente e senza neppure alcuna copertura Inail». A questo punto quella che si profila è una causa di lavoro collettiva (lo studio Lalli si starebbe già attivando) nei confronti di Comune e di Amia, a cui potrebbero aderire anche gli altri operai impiegati, di fatto, in in Amia passando dai Servizi sociali. Non è esclusa neppure una valutaizone penale e di responsabilità amministrativa che il lavoratore interessato, attraverso il suo legale, si riserva di effettuare.
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