Sicurezza
«I due minuti più brutti della mia vita»
◗
Luciano Bologna e il suo ristorante Il Pierrot a MarinaIl ristoratore: interiormente sono a pezzi, ringrazio il giovane che per primo mi ha soccorso
3 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI CARRARA. Lo hanno dimesso l'altra sera dall'ospedale, dove era stato ricoverato con una prognosi di quasi un mese, e ieri era nel suo ristorante, temporaneamente chiuso per alcune opere di sistemazione. «Penso che riapriremo giovedì». Ha la mano destra fratturata, dolori dappertutto, la parte inferiore di un occhio tumefatta. «Quella sera stavo ancora peggio, ma ci vorranno ancora almeno un paio di mesi per smaltire tutto». Luciano Bologna, 66 anni, titolare del Pierrot, aggredito brutalmente la notte fra il 26 e 27 agosto scorso davanti al suo locale di viale Colombo, è ancora sotto choc. Non vuole parlare del suo aggressore che dice non avere visto in volto («Ci sono le indagini»), ma racconta di come si sente psicologicamente: «I medici mi hanno detto che dovrei stare ancora a riposo assoluto, il 21 dovrò sottopormi a una Tac alla testa, se da seduto mi alzo in piedi ho qualche difficoltà. E' difficile riconcentrarsi sul lavoro, provo un grande disagio interiore dopo avere subito quei colpi, senza potermi neppure difendere perché mi era crollata addosso la mia moto». Era uscito dal suo locale dopo mezzanotte, aveva inforcato lo scooterone, e stava per allacciarsi il casco quando un giovane ha cominciato a picchiarlo con violenza. Quel giovane, poi identificato dai carabinieri, è stato denunciato per lesioni. Sono in corso indagini per accertare le cause dell'accaduto su un ventaglio di ipotesi: da motivi personali dell'aggressore, ad altri, o forse nessun motivo specifico. Qualunque cosa abbia scatenato l'aggressore, il risultato è stato che il ristoratore è finito in ospedale, ricoverato per 12 giorni, prima in medicina e poi in neurologia. Bologna non è carrarese, proviente da Casano. «Sono venuto a investire qui, e mi capita questo... mi sento a pezzi, il vero problema ora è recuperare sicurezza e serenità nel lavoro. Non so chi è l'aggressore, ma deve sapere che mi ha fatto del male. Ho davanti agli occhi l'immagine di quei momenti, il suo viso non l'ho visto, gli dicevo "Stai fermo, cosa fai? Smettila" e non ho potuto difendermi. Sono stati i due minuti più brutti della mia vita». Poi sono arrivati alcuni soccorritori. «Ho saputo che il primo ad accorrere è stato un ragazzo di colore, che passava in bicicletta: sentendomi urlare l'ha gettata a terra, ha attraversato la strada e ha allontanato l'aggressore da me. Intendo incontrare quel ragazzo, per ringraziarlo personalmente». «E ringrazio di cuore tutto il personale ospedaliero, inservienti, infermieri, medici, per l'alta professionalità dimostrata. Io in tutta la mia vita non avevo mai avuto a che fare con un ospedale. Quello di Carrara funziona bene, un servizio inappuntabile. Ringrazio anche il sindaco e tanti commercianti che mi hanno espresso la loro solidarietà».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
