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Comitato «Sarzana, che botta» critica le nomine del Parco Magra

Il fiume Magra
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Il fiume Magra

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 SARZANA. Il direttivo del comitato "Sarzana, che botta", interviene in merito alle nomine nel consiglio del Parco Magra.  «Il fiume Magra e le aree del Parco - si legge in una nota - sono alla vigilia di importanti decisioni di natura urbanistica, che potrebbero incidere fortemente sul patrimonio ambientale di cui ancora godiamo. Proprio per questo abbiamo chiesto a più riprese alla Regione e ai nostri sindaci che i consiglieri, che dovranno gestire il Parco Magra-Montemarcello per i prossimi quattro anni, siano scelti secondo rigorosi criteri di professionalità e competenza in campo ambientale, paesaggistico, storico, giuridico-amministrativo coerentemente con gli obiettivi di tutela sanciti nello statuto. Abbiamo chiesto che ai cittadini residenti nei Comuni del Parco siano rese note le motivazioni delle scelte e i curricula dei candidati, in modo che chi sceglie ne renda conto alla popolazione, secondo un fondamentale requisito della democrazia liberale. Fino a oggi non si conoscono né i criteri di scelta, né i curricula dei papabili».  Poi l'affondo; «Come cittadini di Sarzana, impegnati nella vita civile della città, riteniamo democraticamente corretto chiedere al sindaco Massimo Caleo e al consiglio comunale, organismo che fino a oggi non è stato investito della questione Parco Magra, di rende noto alla collettività sarzanese su quali candidati è caduta la scelta, in base a quali criteri sono stati individuati e quali curricula possono vantare per svolgere un'efficace azione di valorizzazione ambientale di un bene pubblico come il fiume e le sue sponde. Nello statuto del Parco un capitolo è dedicato alla trasparenza e all'informazione dei cittadini. Per ora sono solo parole. I cittadini da tempo non sono neppure informati sulle retribuzioni dei dipendenti, direttore in testa, informazione obbligatoria per legge nazionale. I dati sono aggiornati al 2008. Le tasse sui contribuenti sarzanesi sono aggiornate al 2011. Servono anche per pagare i costi del Parco. È un problema di trasparenza. Rivolgiamo un appello ai cittadini, soprattutto a quelli civilmente impegnati: facciamo sentire le nostre voci».

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