La manifestazione
«Poteva vedere il suo bambino»
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Lavvocato Lucia Francia Ma gli erano consentiti solo incontri protetti
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CARRARA. Quel figlio di tre anni, avuto dalla ex compagna, avrebbe potuto vederlo - su disposizione del tribunale dei minorenni di Genova - solo alla presenza di un operatore. Ossia all'interno di «incontri protetti»: questo il termine tecnico per la misura adotattata (nel marzo scorso) a tutela del suo stesso bambino dal giudice. «Ma Massimo Muracchioli - spiega l'avvocato Lucia Francia, rappresentante a livello territoriale dell'Osservatorio nazionale sul diritto di famiglia, e legale della ex comapgna del 39enne ucciso dal padre - non ha mai voluto aderire a quel progetto». Insomma lui il suo bambino non lo voleva vedere in quel modo, alla presenza di un operatore dei servizi sociali. Non è - secondo quanto afferma il legale - che non glielo facessero vedere. L'avvocato, con grande sensibilità, ricostruisce una storia familiare complessa. «L'ex compagna di Massimo Muracchioli, e i suoi genitori, nel marzo del 2010 mi hanno incaricato di presentare ricorso al Tribunale dei minori di Genova per chiedere l'adozione di provvedimenti a tutela del bambino - spiega - C'era infatti una situazione di rischio per il piccolo, a causa del comportamento violento del genitore. Dagli accertamenti svolti dai servizi sociali (su incarico del tribunale) è emerso che Massimo Muracchioli si era comportato in modo minaccioso, con la ex compagna: se la prendeva anche con la sua famiglia, ritenendola responsabile della fine della loro relazione». «Il tribunale di Genova, nel marzo dello scorso anno, considerata una situazione a rischio per il minore, non solo per gli atteggiamenti tenuti dal padre nei confronti della ex compagna ma anche degli operatori sociali, ha ritenuto opportuno proteggere il bambino - continua l'avvocato Francia - E quindi è stato disposto un accertamento sulla salute mentale e le cure a cui era sottoposto il Muracchioli, Ma anche una serie di incontri protetti fra lui e il suo bambino. Massimo Muracchioli non ha mai aderito a questo progetto, nonostante fosse stato disposto dal Tribunale. Il suo bambino ha sempre vissuto con la madre e i nonni materni». L'avvocato Francia ci tiene a fare una precisazione: «In situazioni come questa, che riguardano separazioni difficili o affidamenti di minori, è necessario un intervento non solo dei servizi sociali, che operano egregiamente, ma anche di tutti i parenti e conoscenti che possono aiutare ad individuare i drammi e i disagi familiari». A.V.
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