Il dolore
Oltre 2.500 in piazza Il sindaco Pucci: il governo se ne vada
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IL PALCO. Patrizia Bernieri parla dal palco in piazza Mercurio 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. "Siamo più di 3mila", "forse quattromila", dicono soddisfatti i dirigenti della Cgil Che aggiungono: sui luoghi di lavoro l'adesione allo sciopero è altissima. La questura, come sempre, ne conta molti di meno: 1.500-2.000 al massimo. Comunque, tanta gente alla manifestaizone indetta dalla Cgil in occasione dello sciopero generale contro la manovra del governo. Tanti nel corteo partito dai cancelli della Eaton, un po' meno (dissuasi dal sole cocente e dalla voglia di una sosta al bar o di un giro al mercato) nella piazza Mercurio, dove si tiene il comizio conclusivo. A fare numero sono soprattutto gli iscritti (che sono circa 17mila in provincia), i dirigenti, i quadri della Cgil. Ma ci sono anche esponenti dei partiti della sinistra, quelli di Rifondazione, Sel e Idv con bandiere e delegazioni "ufficiali"; militanti del Pd, giovani dell'ultrasinistra Carc e Asp, studenti, un gruppetto di anarchici. E i delegati delle fabbriche del territorio, i bancari (numerosi), i lavoratori del pubblico impiego, sindaci e amministratori. Per la Cgil, una sfida vinta, che conferma la sua capacità di mobilitazione in questo territorio dove la crisi del lavoro è pesante. Il corteo - aperto da uno striscione con la scritta «No alla manovra ingiusta del governo. No a qusto disastro finanziario» - ha attraversato la città creando un bel po' di disagio al traffico cittadino. «Siamo ancora qui. Siamo tantissimi. Ringrazio tutti», dice raggiante Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della Camera del Lavoro, dal palco di piazza Mercurio. Al suo fianco i sindaci di Carrara Angelo Zubbani, di Montignoso Narciso Buffoni, di Fivizzano Paolo Grassi, di Massa Roberto Pucci; il presidente della Provincia Osvaldo Angeli. Ed è Pucci a prendere la parola per tutti i colleghi: «Questa manovra è insostenibile per gli enti locali. Questa è una giorenata storica perchè dimostra che la gente la crisi la sente davvero. Ma il governo non ha capito niente: trasferisce i costi della crisi su chi meno ha e non su chi più ha. Questo governo deve andare a casa per manifesta incapacità». Applausi. C.F. ALTRO SERVIZIO A PAG. 2
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