Proteste
Per il 77enne il tempo si è fermato: parla del figlio come fosse ancora vivo e lo difende
«Massimo, bello e intelligente»
Alessandra Vivoli
Il padre omicida al giudice: l'ho ucciso ma non è psicotico
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «L'ho ucciso io. Ma mio figlio non è uno psicotico. È bellissimo e intelligente. Come lui non ce n'è. Quando a tennis serve la palla di rimessa ci fa i buchi nel campo». Sono queste le parole pronunciate da Giuseppe Muracchioli, il padre omicida che sabato sera ha freddato il figlio Massimo, con 5 colpi di pistola, durante l'interrogatorio, davanti al giudice Ermanno De Mattia. In tribunale, ieri mattina, è stato confermato l'arresto per Giuseppe Muracchioli. Resta ai domiciliari quindi l'ex commerciante («buthc», così, con il diminutivo inglese di butcher, macellaio, lo chiamano gli amici) e maestro di karate 77enne, che sabato scorso, nella casa di famiglia in via Rinchiosa a Marina, ha ucciso il figlio Massimo, di 39 anni, che da tempo viveva con lui. Il giudice De Mattia dopo l'interrogatorio di garanzia, ha convalidato l'arresto per omicidio volontario. E così pure la misura cautelare degli arresti domiciliari che il padre omicida sta trascorrendo in via Rinchiosa, con alcuni parenti, in un appartamento che si trova proprio accanto a quello dove è avvenuto il delitto. E che la polizia ha posto sotto sequestro già da sabato notte. Le indagini intanto vanno avanti per cercare di fare chiarezza sulla lite che ha provocato, come tragico epilogo, il folle gesto di papà Giuseppe. Si indaga anche sullo stato di salute del figlio, Massimo, e in particolare sulle cure a cui era sottoposto e sui farmaci che stava assumendo. Insomma gli inquirenti vogliono un quadro completo: per poter tratteggiare con precisione un contesto familiare sfociato nel più orribile dei delitti. Quello di un padre che toglie la vita al suo unico figlio. In tribunale, intanto, è andato in scena lo strazio di un padre che, seppure consapevole di aver compiuto un gesto atroce, «Massimo l'ho ucciso io», ha ripetuto Giuseppe davanti al pm Vito Bertoni e al giudice De Mattia, continua a parlare al presente del proprio figlio. «Sono stati gli altri a farlo diventare così» ha detto Giuseppe. E ha racocntato anche dell'ulitimo e fatale litigio. E delle botte. «La verità è che Butch (così gli amici chiamano Giuseppe) sabato aveva paura di non uscirne vivo»: spiega il legale di Giuseppe Muracchioli, Paolo Barsotti. L'avvocato di famiglia, che aveva curato, nel 1993, la separazione di Massimo dalla prima moglie, quella da cui ha avuto una figlia 18enne. Adesso, dopo la separazione dalla convivente e i rapporti difficili con il nuovo figlio, di tre anni, Massimo non era andato dall'avvocato Barsotti. Ma si era rivolto al legale di famiglia, il padre, Giuseppe. «Mi diceva di fare qualcosa, di sentire le assistenti sociali, perchè quel bambino a suo figlio glielo dovevano far vedere - spiega ora Barsotti - Io mi ero informato, sapevo che c'era stata un intervento del Tribunale dei minori e che gli incontri fra padre e figlio dovevano essere protetti: non capivo perchè. Ma allora non sapevo cosa succedeva in quella casa. «Come potevo dirti che mi picchiava, è mio figlio». Questo Giuseppe me lo ha detto solo sabato notte. Dopo aver ucciso Massimo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
