Il Tirreno

«In crisi: non vedeva il bambino»

Gabriele Dini
Auto della polizia e dei vigili urbani di fronte alla casa della tragedia in via Rinchiosa
◗
Auto della polizia e dei vigili urbani di fronte alla casa della tragedia in via Rinchiosa

L'avvocato Barsotti spiega la difficile situazione della vittima

3 MINUTI DI LETTURA





 CARRARA. «Era in crisi perché non gli facevano vedere il figlio. Il padre era la sua unica valvola di sfogo». Si legge il dolore sul volto dell'avvocato Paolo Barsotti.  Il legale di Giuseppe Muracchioli è arrivato sul luogo del delitto poco dopo il fatto. L'avvocato era un amico della famiglia, conosceva bene le dinamiche che nel tempo si erano venute ad instaurare tra padre e figlio.  Massimo si era da poco separato dalla compagna, e gli assistenti sociali non gli permettevano di vedere il figlio più piccolo di 3 anni. «Massimo era molto giù - spiega Barsotti - e non riusciva a spiegarsi il perché gli impedissero di vedere il bambino». Barsotti racconta dell'ultima visita di Giuseppe Muracchioli appena un mese fa. «Voleva trovare un soluzione per aiutare il figlio - spiega ancora il legale - ma al momento non era possibile fare niente».  Barsotti parla del legame tra Giuseppe e Massimo. Tra loro c'erano litigi, ma c'era anche un rapportro molto stretto. La situazione familiare non era certo facile. La moglie dell'omicida Augusta è in cattive condizioni di salute da molto tempo. E quel figlio, Massimo, non riusciva a capacitarsi del fallimento della relazione da cui è nato il bambino. Ci aveva sperato tanto di potersi costruire una vita con quella donna, dopo che il suo primo rapporto (da cui era nata una bambina) era terminato. Ma non c'era nulla da fare.  Quando non si riesce a trovare una soluzione la tensione cresce. E i litigi tra Giuseppe e Massimo negli ultimi tempi si erano fatti più frwequenti e intensi, come raccontano alcuni dei vicini e dei conoscenti.  Poi ieri sera, attorno alle 20,30, mentre attorno si accendeva la vita del sabato sera, la crisi finale. Secondo quanto raccontato da Giuseppe il figlio, dopo un diverbio, lo avrebbe aggredito nella sua camera.  A quel punto l'esasperazione e la paura hanno preso il sopravvento. Troppe le tensioni accumulate in quel cuore ormai anziano e logorato. Giuseppe ha preso la pistola 7,65 che teneva in un cassetto e ha esploso cinque colpi contro il figlio, la sciandolo a terra senza vita. Quell'unico figlio con cui aveva trascorso gran parte degli ultimi anni e con cui condivideva casa e dolori.  Dopo aver cercato rifugio nella rosticceria sotto casa e aver chiesto di chiamare la polizia, Giuseppe è stato preso dalla disperazione.  Quando ha visto arrivare l'amico avvocato ha alzato la testa, gli ha raccontato l'accaduto. Poi, in un attimo, come se la conversazione di un mese fa non si fosse mai interrotta, ha parlato ancora una volta della situazione che angustiava Massimo. Come se nulla fosse successo, come se ancora quel dialogo potesse portare a una soluzione, riportare indietro il tempo e far ricominciare tutto da capo.  Barsotti è rimasto vicino alla casa di via Rinchiosa fino a tardi, lo sguardo addolorato, a parlare con gli uomini della polizia, a spiegare i motivi alla base di quella tragedia. Per la strada volti di curiosi e di giovani pronti a lanciarsi nel sabato sera, ignari di ciò che è accaduto.  Massimo aveva frequentato l'Itis Galilei, specializzandosi in elettronica e comunicazioni. Poi aveva anche studiato all'università di Milano. Poi il dolore per la sua situazione familiare è diventato un peso insopportabile. Fino a ieri sera, quando cinque colpi di pistola hanno spento la sua vita.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa