Sicurezza
Centrale a biomasse nella ex cartiera di Giovannelli & C.
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Un impianto di termovalorizzazione a biomasse4 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il Comune la mise all'asta pochi anni fa, nel luglio del 2007. Ora potrebbe diventare un impianto a biomasse capace di bruciare materiali legnosi e vegetali e di dare così un contributo «verde» alla produzione di energia stimato in 6 milioni di kilowattora l'anno. Destino curioso per l'ex cartiera di Canevara. Curioso anche perchè proprietaria della ex cartiera «Segatelli» è una società nota: la Erika Costruzioni, società a responsaibilità limitata oggi in fallimento, i cui soci erano, all'epoca dell'acquisto, gli imprenditori Lino Giovannelli e Federico Marcellusi. Erika costruzioni si aggiudicò all'asta la cartiera di via Bassa Tambura al prezzo di 193mila euro. L'obiettivo dell'investimento era di realizzarvi uno show room. Era il 10 luglio 2007 e il sindaco Neri governava la città, quando venne battuta l'asta; lo stesso anno in cui Giovannelli e Marcellusi scendevano in campo per acquisire la Massese Calcio. L'operazione di acquisto della società bianconera non andò poi in porto. E neanche quella di realizzazione dello show room a Canevara, progetto naufragato, pare, per problemi legati ai vincoli della Sovrintendenza. Passano gli anni, cambiano le amministrazioni e, nel frattempo, succedono anche altre cose. Il sodalizio Marcellusi-Giovannelli si rompe, per Erika arriva il fallimento. E, soprattutto, esplode il caso del palazzo ex Enel di via Cavour, che viene acquistato da Marcellusi e Giovannelli poco prima che il Comune lo prenda in affitto a 250mila euro l'anno per spostarvi gli uffici municipali. «Un favore di Pucci agli imprenditori amici», tuonarono le opposizioni, Pd in testa. Ora, ecco che una proprietà dei due imprenditori torna al centro di un'operazione dell'amministrazione Pucci. Solo un caso? Replica Fabrizio Brizzi, assessore ai Lavori pubblici: «Non so se è un caso, so però di sicuro che il Comune non è direttamente interessato a questa operazione. Nel senso che il progetto per l'impianto a biomasse è portato avanti e finanziato interamente dai privati, dalla cooperativa Terra Uomini Ambiente. E sarà la stessa cooperativa a trattare con Erika che mi pare sia in procedura fallimentare o, comunque, con chi è oggi proprietario della ex cartiera». Non solo, prosegue Brizzi: «Il Comune non ha avuto alcun ruolo neanche nell'individuazione del sito: è stata la coop Tua a scegliere la ex cartiera di Canevara, dopo avere esaminato altri siti». Insomma, secondo l'assessore, l'amministrazione ha avuto solo il "merito" di aderire al progetto Regione-Uncem (Unione comuni montani) per favorire la tutela e il rilancio del patrimonio boschivo. «Si tranquillizzino le opposizioni, nessun fantasma dietro questa operazione». L'opposizione però critica anche su un altro fronte. Dice il consigliere del Pd Giovanni Ricci: «Annunciare a una festa politica che a breve inizieranno i lavori per la costruzione di un impianto di biomasse, ha colto di sorpresa tutti, in modo particolare la popolazione della montagna». Secondo Ricci la questione merita una discussione più ampia. «L'iniziativa, pur lodevole, presenta aspetti tecnici non di poco conto da risolvere. Come l'approvigionamento di 12 /15 mila tonnellate annue di cippato nei nostri boschi al fine del rilancio della montagna e della tutela e sicurezza idrogeologica, in aree boschive dove siamo in presenza di pendenze oltre il 45% e dove non sono minimamente presenti strade di accesso». Basti pensare, prosegue «che gli stessi abitanti del posto per usi personali (riscaldamento con stufe a legna e canmmino) per varie difficolta di accesso ai propri terreni sono costretti ad acquistare la legna all'estreno, con costi che vanno da 12-14 euro al quintale. Considerato che per far funzionare l'impianto oltre alle biomassse può essere utilizzato eventualmente anche altro materiale derivante dalla frazione organica dei rifiuti il rischio è che col tempo tale impianto possa essere alimentato esclusivamente con tale materiale». Per Ricci, inoltre, anche la collocazione è inadeguata: «A ridosso della strada provinciale Via Bassa Tambura e a ridosso del Fiume Frigido, e priva di aree per lo stoccaggio e per la movimentazione dei mezzi pesanti per la fornitura del materiale, non va altresì dimenticato che tale struttura è sottoposta al vincolo della Sovraintendenza. Ben vengano - conclude - i finanziamenti per interventi strutturali ma questi devono essere compatiili con il territorio, perchè il rischio è di creare delle cattedrali nel deserto e ulteriori danni ambientali».
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