Attenzione
Provincia salva, almeno per ora
Gabriele Dini
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Il presidente della Provincia Osvaldo Angeli ha organizzato un incontro sul futuro degli enti locali. Accanto Berlusconi e Tremonti: la manovra cambia ancora Il Governo congela l'abolizione. Angeli: «Senza di noi addio a molti servizi»
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MASSA. Tanto rumore per nulla. O forse no. Il Governo grazia le Province - o comunque ne rimanda l'abolizione a un futuro imprecisato - e tornano subito a levarsi voci in difesa del bistrattato ente. «Sono cambiate le carte in tavola - interviene il presidente della Provincia Osvaldo Angeli - ma il principio di fondo è lo stesso: sopprimere le Province con un giudizio 'sommario' di inutilità». Con uno dei consueti cambi di direzione cui ormai ha abituato gli italiani, il Governo ritira il taglio per le province sotto i 300 mila abitanti. La spada di Damocle pende comunque ancora sul capo della provincia di Massa Carrara, come del resto su tutte le altre province italiane: il Governo parla infatti di abolizione totale, rimandandola comunque a un imprecisato futuro e subordinandola a una riforma della Costituzione. La "sopprimenda" provincia di Massa aveva già provveduto a organizzare un incontro istituzionale per discutere dellle conseguenze dell'abolizione. E quindi oggi alle 11 nella Sala della Resistenza del Palazzo Ducale di Massa si incontreranno i parlamentari Lucio Barani e Fabio Evangelisti (che da fronti opposti guidano le schiere dei pro-abolizione) e Andrea Rigoni, i consiglieri regionali Ferri, Marini e Rossetti, i sindaci ed il presidente della Comunità Montana della Lunigiana. Angeli ribadisce la necessità di un governo intermedio tra regioni e comuni e sottolinea l'importanza del coinvolgimento diretto di istituzioni e cittadini in qualunque decisione riguardante i tagli. «La nuova legge - attacca Angeli - prevede un ragioneristico taglio delle province con un semplicistico rinvio delle competenze alle regioni. Ma non si può pensare di fare le riforme tirando un rigo rosso sulle province». Angeli fa poi notare che «le province italiane incidono solo l'1,5% sul totale della spesa pubblica e la mera soppressione non taglierebbe di netto il totale delle spese, che in gran parte resterebbero, ma solamente, a grandi linee la centesima parte di quell'1,5%, non tenendo poi conto dei necessari costi legati al riassetto». Il presidente difende il suo ente a spada tratta. «La provincia - va avanti Angeli - svolge una funzione coordinatrice e propulsiva finalizzata ad una politica innovativa e di sviluppo economico dei territori, a ricercare adeguate risposte ai rilevanti problemi legati al mondo del lavoro e dell'occupazione». L'intervento di Angeli si conclude ribadendo anche i rischi che corrono anche gli altri enti vicini alla provincia e con essi i servizi svolti per i cittadini. Angeli elenca così prefettura, questura, comandi provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco. Poi ci sono la direzione provinciale del Tesoro, l'archivio di Stato, l'ufficio scolastico provinciale, la ragioneria dello Stato, l'agenzia delle Entrate, l'agenzia del Territorio, la direzione provinciale del Lavoro, la camera di Commercio, le direzioni provinciali Inps, Inail, Aci, Croce Rossa Italiana, Direzione Provinciale Poste Italiane, Motorizzazione Civile, Sezioni provinciali associative, sindacali ed Ordini professionali. Insomma un lungo elenco di enti in cui lavorano migliaia di persone. Le riforme riguarderebbero anche i loro destini. Ed è difficile decidere i destini della gente tirando un semplice rigo rosso. E forse questo il Governo lo ha capito, visto che ha deciso di non decidere.
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