Il Tirreno

«Evitiamo di fare gli interessi di pochi»

Il Comune di Pontremoli ed Enrico Petriccioli
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Il Comune di Pontremoli ed Enrico Petriccioli

Monito della minoranza in merito all'ente che sostituirà la Montana

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 PONTREMOLI. Il gruppo consiliare di opposizione "Cittadini per Pontremoli", per voce di Enrico Petriccioli interviene sulla Unione dei Comuni della Lunigiana.  «A seguito della posizione assunta dal sindaco Lucia Baracchini, in merito alla Unione dei Comuni, rispetto alla quale ha deciso di non approvare lo statuto proposto in Conferenza dei sindaci e dunque di non partecipare alla costituzione della suddetta Unione - inizia Petriccioli - vogliamo affermare che riteniamo giusta tale scelta, perché il sindaco ha avuto il coraggio di dire no al tentativo di "clonazione" della vecchia Comunità montana sotto il nome di Unione che deve essere una cosa diversa dal vecchio ente, previsto per dare una risposta adeguata di "governance" su materie e funzioni a valenza comprensoriale sui territori montani, mentre le Unioni nascono (concettualmente) per la gestione associata delle funzioni dei Comuni che aderiscono all'Unione stessa, cioè per dare servizi efficienti ai cittadini».  E Petriccioli aggiunge: «Pensiamo comunque che la posizione di Pontremoli avrebbe dovuto essere più prospettica e non "attendista" così come di fatto è stato l'atteggiamento del sindaco che ha solamente proposto di subordinare l'eventuale adesione all'Unione, all'entrata in vigore della nuova legge regionale, di riforma del sistema degli Enti locali, proposta dall'assessore Riccardo Nencini. Noi avremo proposto, invece, di collocare all'interno dello statuto del nuovo ente, i principi cardine della proposta di legge approvata dalla giunta regionale: giunta composta da tutti i sindaci dell'Unione; il presidente deve essere un sindaco; abrogazione della conferenza dei sindaci in quanto un doppione della giunta dell'Unione. Il tutto per l'esigenza di dotare il nuovo ente associativo di norme essenziali per il suo funzionamento e di organi esecutivi composti da figure con la massima rappresentatività dei Comuni associati che riescano a fondere la loro azione in un indirizzo politico-amministrativo per la gestione del territorio amministrato, e a dare slancio soprattutto alle gestioni associate. Alla luce di queste considerazioni riteniamo che, sopra una scelta di questa importanza, vada aperto un chiaro e franco confronto e per tanto avanziamo la richiesta, al sindaco di convocare un consiglio comunale "ad hoc" per il necessario e costruttivo dibattito in relazione a questa importante decisione di aderire o meno alla futura Unione dei Comuni della Lunigiana. In conclusione possiamo affermare che "Unione", almeno in Lunigiana, non fa la forza, ma solo gli interessi di qualcuno. Questa è la morale di una vicenda che ha visto la solita politica trattare con arroganza e superficialità, la fase di passaggio dalla Comunità montana alla Unione dei Comuni. Una vicenda, che vista l'evoluzione, meglio l'involuzione, possiamo definire l'ennesima occasione persa». R.L.

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