Il Tirreno

Doping e falsi certificati, 4 arresti

Chiara Sillicani
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INDAGATI. Da sinistra Fulvio Valentini il ciclista Santo Anzà e l’ex ciclista professionista Raffaele Illiano

In carcere un ciclista e un medico, ai domiciliari i suoi collaboratori

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 MASSA. Per tre anni gli occhi della Procura sono puntati sul mondo del ciclismo, professionistico e amatoriale: indagini, intercettazioni, controlli di materiale informatico. I Nas si muovono coordinati dal pubblico ministero Federico Manotti. E lunedì mattina arrivano quattro ordinanze di misura cautelare: le firma Giuseppe Laghezza, giudice per le indagini preliminari.  Le misure cautelari. In carcere il 34enne napoletano Raffaele Illiano, ex ciclista professionista, all'epoca dei fatti in attività nella squadra "Serramenti Pvc Diquigiovanni-Androni Giocattoli". Allo sportivo, per un periodo residente a Massa, gli inquirenti contestano il commercio abusivo e la ricettazione di sostanze dopanti - e per questa prima ipotesi di accusa scatta l'arresto - e l'esercizio abusivo della professione. In carcere a Napoli anche il medico sportivo Costantino Auricchio, di 43 anni, con studio ad Ottaviano, nel napoletano. Diversa, per lui, l'ipotesi accusatoria. La misura cautelare è stata disposta per associazione a delinquere, all'interno di un secondo filone di indagine volto a far luce su certificazioni mediche agli sportivi. Secondo gli inquirenti Auricchio avrebbe, infatti, «falsificato certificati, in particolare per l'idoneità all'attività sportiva agonistica». E lo avrebbe fatto - ecco quindi l'ipotesi dell'associazione - con due suoi collaboratori, Pasquale Mazza del' 77 e Francesco Alterio, del' 73, tutti e due campani. Sono loro, infatti, gli indagati ai domiciliari. Indagate, ma a piede libero, con diversi profili accusatori, altre 8 persone tra cui Santo Anzà, ciclista professionista, residente a Prato, attualmente impegnato nella Vuelta di Spagna e Fulvio Valentini, titolare a Pontedera di un centro per la realizzazione di plantari e dispositivi per migliorare la postura del ciclista. A lui la Procura contesta «l'esercizio abusivo della professione medica o comunque di tecnico ortopedico».   La ricostruzione dei fatti. Tutto comincia nell'ottobre del 2008 a Massa: a Raffaele Illiano vengono sequestrate sostanze dopanti, gli inquirenti trovano farmaci nel suo armadio, in una valigia sotto il letto, nel frigoriferio, sotto la scrivania. Per il ciclista non scatta alcuna misura cautelare: la legge punisce, infatti, solo il traffico e l'utilizzo di quelle sostanze e non la detenzione. Lo sportivo fu comunque denunciato a piede libero e partì un'indagine con tanto di intercettazioni e controllo di materiale informatico, affidata ai carabinieri della sezione antidoping con il supporto dei Nas di Roma. Dagli accertamenti si delinea - almeno secondo gli inquirenti - un'attività pregressa, anche con altri ciclisti professionisti che porta il pubblico ministero Federico Manotti ad ipotizzare il commercio abusivo di sostanze dopanti e la ricettazione.   Il secondo filone. E' da un'intercettazione che si delinea un secondo filone di indagine. La Procura avrebbe individuato un contatto telefonico tra Raffaele Illiano e il medico Auricchio, di Ottaviano (Napoli). Secondo il pubblico ministero il professionista avrebbe rilasciato certificati senza la preliminare visita o affidando la visita ai due collaboratori (quelli finiti ai domiciliari) che non avevano titolo per svolgerla, non essendo medici. A loro è, infatti, contestato anche l'esercizio abusivo della professione. Secondo gli inquirenti, i due collaboratori avrebbero anche steso i certificati a nome e per conto del medico. Le attestazioni - per cui la Procura ravvisa possibili reati fiscali - sarebbero state rilasciate persino per l'attività sportiva di minorenni.  Le altre contestazioni. Gli inquirenti ipotizzano l' esercizio abusivo della professione medica anche per il ciclista arrestato: trasferitosi da Massa a Bacoli, nel napoletano, in un centro ergonomico di cui era gestore, avrebbe utilizzato un'apparecchiatura - questa l'ipotesi - per la realizzazione di plantari. E lo avrebbe fatto - così ritiene il pubblico ministero - con Fulvio Valentini, titolare di un centro simile a Pontedera. Ora il fascicolo che riguarda il ciclista e l'ipotesi di commercio di sostanze dopanti rimane a Massa, l'altro filone, quello sulle false certificazione, passa per competenza alla procura di Nola.

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